Valentina Mühlemann
Tagli ai salari dei dipendenti statali, un pericoloso precente
Redazione
17.11.2023 14:29

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Nelle scorse
settimane è uscita la notizia delle misure di “risparmio” che il Governo vuole
attuare alle spalle dei cittadini. Oltre a queste, che sono un sabotaggio alle
economie private, la nuova proposta è quella del taglio dei salari ai
dipendenti statali. Occorre fare una riflessione sul pesante precedente che
creerebbe questa manovra: se lo Stato può permettersi di decurtare il reddito
dei suoi collaboratori, il privato avrà il via libera per fare altrettanto.
Questo accade in un Cantone nel quale gli stipendi sono i più bassi rispetto
alla media nazionale, mentre il costo della vita è uno dei più elevati.
Purtroppo, forse,
non è stato preso in considerazione il fatto che si rischia di inceppare la
macchina sociale che muove i cardini della nostra economia. Gli impiegati
statali sono oberati di lavoro, gli obiettivi a loro richiesti sono sempre
maggiori e il numero di impieghi, laddove non rimane stabile, viene
drasticamente limitato.
Sul piano degli
aiuti sociali e degli uffici atti all’assistenza finanziaria dei cittadini, la
pretesa è che il servizio rimanga impeccabile, purtroppo i fatti sono ben
altri. Vorrei spezzare una lancia in favore dell’incaricato/a URC che ha dato
un provvedimento errato a un assicurato prossimo alla pensione, con la mole di
incarti rispetto al numero di funzionari può capitare di fare uno scivolone,
sono umani anche gli impiegati cantonali e sappiamo che il tasso di
disoccupazione ha raggiunto livelli che non fanno ben sperare. È necessaria una
riforma urgente sia a favore degli assicurati che in aiuto ai dipendenti.
Ogni giorno sui
quotidiani leggiamo notizie che ci fanno temere per la nostra sicurezza, una
persona non si sente più tranquilla a camminare per le strade dopo il
crepuscolo, le forze di polizia sono costantemente sotto pressione a causa dei
moltissimi interventi in cui sono chiamati a intervenire. Vogliamo abbassare
gli stipendi a chi rischia la sua incolumità per la serenità dei residenti e
non? Oltretutto svolgono la loro professione per un salario normalissimo, non
sono certo strapagati.
I docenti sono
responsabili dell’educazione dei nostri figli, del futuro del paese e sempre
più spesso sono confrontati con situazioni difficili di disagio sociale dei
ragazzi, si devono improvvisare amici, genitori, “psicologi” e varie altre cose
per far fronte a crisi di panico e disturbi psichici vari. Ricordiamoci che
lottare per il salario dei dipendenti statali, che per l’opinione pubblica sono
quelli coi piedi al caldo, significa lottare per i salari di tutti noi che
lavoriamo nel privato, significa garantire la sicurezza, significa garantire
un’adeguata assistenza ai vari sportelli di aiuto sociale, significa evitare di
farci diminuire ulteriormente il reddito.
Amalia Mirante si è
espressa duramente in merito a questa iniziativa del Governo e non posso fare
altro che darle ragione: gli stipendi non si toccano! Il nostro lavoro è un servizio
che noi diamo al datore di lavoro e merita riconoscimento anche finanziario,
con i complimenti per la collaborazione nessuno di noi va a fare la spesa né in
Svizzera né oltre confine.
Valentina Mühlemann – Avanti con Movimento Ticino&lavoro

