Lucio Lorenzon
Tabula rasa
Redazione
18.09.2026 13:50

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Mercoledì
pomeriggio i cittadini di questo Cantone hanno assistito a una pagina
particolarmente poco edificante della politica ticinese.
Non
intendo distribuire meriti o colpe a questo o a quel partito, né a questo o
quel deputato. Se si osserva il quadro complessivo, emerge piuttosto una
preoccupante carenza di visione, preparazione e capacità di gestione
istituzionale.
Che
la seduta parlamentare si preannunciasse complessa e potenzialmente esplosiva
era noto a chiunque seguisse minimamente la vita politica cantonale. Proprio
per questo motivo, quanto accaduto rappresenta soprattutto il fallimento di chi
aveva la responsabilità di preparare, condurre e gestire quella sessione.
Come
spesso accade, il dibattito è stato rapidamente spostato su temi identitari e
simbolici. Si è discusso del fatto che la Presidente del Gran Consiglio e la
Presidente del Consiglio di Stato siano donne, come se questo costituisse di
per sé un merito o una colpa. In realtà il punto non è il genere delle persone
coinvolte, bensì la qualità dell'azione istituzionale esercitata nei ruoli che
ricoprono.
Naturalmente
gli attacchi personali provenienti dai banchi del Legislativo non meritano
alcuna giustificazione e non contribuiscono ad elevare il livello del confronto
democratico. Allo stesso tempo, occorre avere il coraggio di riconoscere che
una situazione così delicata avrebbe richiesto una preparazione e una gestione
ben diverse. Parlare di gestione dilettantesca può apparire severo, ma è
difficile ignorare i segnali di improvvisazione emersi nel corso della seduta.
Già
la definizione dell'ordine del giorno è apparsa ai più come un tentativo di
rinviare o evitare le risposte che il Parlamento chiedeva e che i cittadini
attendevano. Una scelta che ha finito per offrire ai parlamentari più abili sul
piano procedurale l'occasione per alimentare lo scontro e trasformare il
dibattito in una sterile contrapposizione.
È
proprio in momenti come questi che il ruolo di Presidente del Gran Consiglio
richiede autorevolezza, competenza e capacità di conduzione dell'aula. Non si
tratta di una questione personale né tantomeno di genere. Si tratta della
capacità di esercitare una funzione istituzionale complessa, garantendo ordine,
chiarezza e credibilità ai lavori parlamentari. Non a caso, dall'aula stessa
sono giunte critiche esplicite alla conduzione della seduta e alla sua
preparazione.
Altrettanto
poco convincente appare la narrazione secondo cui la Presidente del Consiglio
di Stato sarebbe stata lasciata sola. Se davvero si riteneva necessario
affrontare una situazione straordinaria, sarebbe stato ragionevole attendersi
una preparazione collegiale da parte dell'intero Governo. I 5 consiglieri di
Stato, ah no 4, avrebbero potuto contribuire a presentare una posizione più
solida e coordinata. La scelta di concentrare tutta la comunicazione su una
sola figura istituzionale ha invece finito per evidenziare ulteriormente le
fragilità emerse durante il dibattito.
A
sei mesi dalla conclusione della legislatura, i margini per correggere la rotta
appaiono limitati. Resta però una responsabilità che appartiene ai cittadini:
valutare con attenzione quanto accaduto e ricordarsene al momento di tornare
alle urne. La qualità delle istituzioni non dipende soltanto da chi le guida,
ma anche dalla capacità degli elettori di premiare competenza, preparazione e
senso dello Stato.
Lucio Lorenzon, aspirante candidato UDC al Gran Consiglio

