Amalia Mirante
Swisslos: cultura sì, ma per pochi? – Avanti con Ticino&Lavoro chiede più pluralismo
Redazione
06.06.2025 08:40

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Nel bilancio della cultura ticinese c’è una voce che vale milioni: il fondo
Swisslos. Ogni anno, tramite questo strumento finanziato dai giochi in denaro,
il Cantone sostiene numerose iniziative culturali, sociali e civiche. Ma chi
riceve davvero questi fondi? E chi resta escluso?
Secondo il rendiconto 2024, quasi 11.5 milioni di franchi, più della metà delle
risorse, sono andati a tre soli enti: l’Orchestra della Svizzera italiana (4
milioni), il Festival del film di Locarno (3,9 milioni) e il Museo d’Arte della
Svizzera italiana (3,4 milioni). Siamo di fronte a istituzioni di qualità,
nessuno lo mette in dubbio. Ma il punto è un altro: quanto spazio resta per
tutto il resto del panorama culturale ticinese? Per le associazioni locali, le
rassegne nei piccoli comuni, i media regionali, i progetti emergenti?
Come gruppo Avanti con Ticino&Lavoro, abbiamo depositato in Gran Consiglio
un’interrogazione per chiedere trasparenza e riequilibrio. Vogliamo sapere con
quali criteri vengono assegnati gli importi. Perché alcuni progetti ricevono
contributi milionari e altri, magari di pari impatto territoriale, neanche una
risposta? E soprattutto: quante richieste sono state respinte negli ultimi
anni? Quanti sono i soggetti culturali che si sono sentiti dire “i soldi non ci
sono”?
Una delle questioni centrali riguarda anche l’informazione. In Ticino, il
pluralismo mediatico è sempre più a rischio. Testate locali chiudono, le
redazioni si riducono, intere aree del territorio non sono più seguite da
nessun cronista. Eppure, un giornale che documenta con rigore ciò che accade in
un comune, che racconta i cambiamenti del territorio, svolge una funzione
pubblica non inferiore a quella di un museo o di un teatro.
Perché allora non prevedere una linea di sostegno strutturata per i media
locali, a partire proprio dal fondo Swisslos? Se il Cantone può finanziare
concerti e mostre – giustamente – perché non può contribuire anche a salvare la
voce di una comunità che rischia di spegnersi?
Proprio per favorire una redistribuzione più equa, abbiamo presentato un
emendamento puntuale alla nuova convenzione con il Locarno Film Festival per il
periodo 2026–2030. La proposta è semplice: ridurre del 5% il contributo annuo
cantonale, portandolo da 3,4 a 3,23 milioni. Si tratta di un risparmio
complessivo di 850'000 franchi sul quinquennio. Una cifra contenuta per il
Festival – meno dell’1% del suo budget annuo – ma significativa per altre
realtà culturali oggi escluse dai finanziamenti per mancanza di fondi
disponibili.
Non è una punizione, ma una scelta strategica e sostenibile. Il Locarno Film
Festival ha già dimostrato di sapersi finanziare sempre meglio, anche con fondi
privati. E ridurre moderatamente il contributo pubblico può essere uno stimolo
positivo alla diversificazione delle entrate. Inoltre, questa misura
libererebbe risorse Swisslos preziose, che potrebbero andare a progetti
culturali, artistici o giornalistici oggi privi di sostegno.
C’è infine un tema di trasparenza istituzionale. Il Consiglio di Stato viene
invitato, ogni anno, a decine di eventi finanziati con fondi Swisslos. A quanti
ha partecipato? Con quali criteri si decide dove andare e dove no? Non
rischiamo di creare, senza volerlo, una forma di legittimazione politica
selettiva, dove solo alcune realtà culturali godono di visibilità e
riconoscimento?
In momenti di difficoltà finanziaria, è giusto chiedere a tutti uno sforzo di
equilibrio. Nessuno propone tagli ciechi, ma una redistribuzione intelligente e
più equa. La cultura ticinese non si esaurisce in tre sigle, per quanto
prestigiose. E la democrazia non vive senza informazione diffusa e
indipendente.
È tempo di fare domande. E di rimettere al centro chi, oggi, resta ai margini.
Amalia Mirante, deputata di Avanti con Ticino&Lavoro

