Amalia Mirante
Svizzera e dati sbagliati: un pericolo per la democrazia
Redazione
07.08.2024 11:40

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L'errore dell'Ufficio Federale delle Assicurazioni Sociali
(UFAS) sulle prospettive finanziarie dell'AVS è di una gravità inaudita. Non
tanto per le implicazioni sui finanziamenti—che paradossalmente si sono
rivelati maggiori delle previsioni—ma per il grave danno inflitto alla
credibilità delle nostre istituzioni.
In una democrazia che si rispetti, la trasparenza e
l'indipendenza nella gestione dei dati statistici non sono un optional, ma una
fondamento imprescindibile. I cittadini meritano e hanno il diritto di basare
le loro decisioni su cifre attendibili, libere da ogni coloritura ideologica.
In Svizzera, la nostra democrazia semi-diretta richiede, ancor più altrove, che
i dati su cui si basa il dibattito pubblico siano inattaccabili e condivisi.
Ogni cittadino è libero nelle proprie scelte, ma per garantire che questa
libertà non scada in discorsi qualunquisti e in sfide da Bar Sport,
l'accuratezza e la veridicità dei dati presentati devono essere sacrosante.
La ricerca di una narrazione priva di pregiudizi ideologici
è una sfida costante, specialmente in campo economico, dove non esistono
soluzioni magiche. Questo compito diventa ancora più arduo oggi, quando
l'opinione pubblica può confondere opinioni personali per fatti concreti. Come
possiamo indignarci per le fake news sui social se non possiamo più credere
nemmeno nella statistica pubblica?
Un tragico esempio di quanto possano essere devastanti gli
errori in questo ambito si è visto quando la Troika (Commissione europea, Banca
Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) impose alla Grecia un
durissimo piano di austerità. Le sue decisioni si erano fondate principalmente
su uno studio di due famosi economisti di Harvard, Rogoff e Reinhart, che
conteneva un errore in una formula di Excel (scoperto a posteriori). Le
politiche pubbliche attuate in conseguenza a questo sbaglio trascinarono un
intero paese in una crisi che ridusse il suo PIL di oltre il 25% in pochi anni,
dimostrando che gli errori in economia possono avere conseguenze epocali e
risolversi in devastanti esperimenti di macelleria sociale.
Ora, scopriamo che anche in Svizzera siamo stati mal guidati
su questioni cruciali come l'AVS. Informazioni errate hanno influenzato
decisioni di vasta portata. E la rivelazione di questi errori è stata fatta nel
pieno di un periodo estivo, mentre l'attenzione pubblica era altrove, tra
olimpiadi, canicola e vacanze. Una tempistica che solleva sospetti e ricorda
quella celebre frase, spesso attribuita al Primo Ministro inglese Benjamin
Disraeli e resa famosa da Mark Twain: “Ci sono tre tipi di bugie: le bugie, le
grandi bugie e le statistiche.”
Ora, di fronte a una sfiducia già elevata nelle nostre
statistiche pubbliche, il compito di ristabilire la fiducia è arduo e cruciale.
Come potrà la nostra classe politica convincere i cittadini della necessità di
nuovi sacrifici o di politiche benefiche nel futuro, se viene meno la “santità”
dei dati statistici?
Da come sapremo fare chiarezza, individuare i
responsabili e restaurare la fiducia dipenderà non solo il futuro dell'AVS, ma
anche la stessa resilienza della nostra democrazia. Non c'è tempo da perdere; è
un'impresa che richiede azione immediata, trasparenza assoluta e un impegno
incrollabile. Non possiamo permettere che la fiducia nelle nostre istituzioni
scricchioli ulteriormente sotto il peso di errori tardivamente ammessi e non
corretti. Il tempo per riscattare la fiducia del popolo è ora.
Amalia Mirante, granconsigliera Avanti con Ticino & Lavoro

