Lorenzo Quadri
Strade nazionali: non sono solo sei progetti
Redazione
17.11.2024 08:42

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Domenica prossima
voteremo sul “Decreto federale sulla fase di potenziamento 2023 delle strade
nazionali”. Il progetto in votazione prevede di decongestionare 6 tratte
autostradali tramite l’eliminazione dei cosiddetti colli di bottiglia. Secondo
gli ultimi sondaggi, il Decreto rischia la bocciatura. Se non passasse, sarebbe
un problema per tutti. Visto che nessuna
delle tratte autostradali interessate si trova in Ticino, qualcuno potrebbe
essere tentato di votare No, ritenendo che “tanto la questione non mi tocca”. Non
è così che funziona. È chiaro che il
voto del 24 novembre non riguarda solo i 6 progetti concreti, ma ha valenza
politica ben più ampia. Una bocciatura si tradurrebbe in un No alle strade, No
agli automobilisti, No alla mobilità individuale. La prima – e più
ovvia - conseguenza sarebbe la messa in discussione dei progetti autostradali
anche in Ticino. Il collegamento A2-A13 ce lo leviamo dalla testa, quindi il
Locarnese continuerà a rimanere isolato. Anche il potenziamento dell’autostrada
tra Lugano e Mendrisio sarebbe a rischio. Risultato: la rete stradale cantonale
e comunale del Luganese e del Mendrisiotto sarà sempre più intasata. Infatti,
per schivare le code sull’A2, gli automobilisti si riversano sulle strade
cantonali.
Un No al Decreto
darebbe inoltre slancio alle politiche di sinistra mirate a criminalizzare e a
taglieggiare gli automobilisti.
Logica conseguenza
La necessità di
intervenire sulle autostrade è una logica conseguenza dell’immigrazione incontrollata.
E’ ovvio che più abitanti significa – tra l’altro - più automobili, più
traffico, più inquinamento. Negli ultimi vent’anni, a seguito della libera
circolazione delle persone, la popolazione svizzera è aumentata di oltre il
20%: percentuali del genere non si trovano da nessun’altra parte. E ai
residenti vanno ancora aggiunti i frontalieri, che utilizzano la nostra rete
autostradale due volte al giorno. A sinistra pensano sul serio che sia
possibile fare entrare tutti senza che ciò abbia conseguenze sulle
infrastrutture, comprese quelle viarie? Le autostrade
elvetiche sono state realizzate tra gli anni 60 e 80 del secolo scorso. Niente
di strano che siano ormai sature. All’epoca, la Svizzera aveva poco più di
cinque milioni di abitanti. Adesso ne ha nove; tra qualche anno, saranno dieci.
Atti tafazziani
La funzione delle
strade nazionali è quella di scaricare gli agglomerati dal traffico di
attraversamento. Le autostrade svizzere costituiscono solo il 2.7% della rete
viaria nazionale, ma assorbono il 45% dei transiti. Se non funzionano più
perché intasate, i veicoli si riversano sulle strade cantonali. A farne le
spese sono i centri abitati, e quindi la popolazione. Votare contro le
autostrade è dunque un atto tafazziano. Nemmeno si può
pensare di trasferire grandi quantitativi di traffico dalla gomma alla rotaia.
In quest’ultima, peraltro, già si investe assai di più che nella manutenzione e
nello sviluppo delle autostrade. Da un lato le
ferrovie sono anch’esse al completo, dall’altro il treno gestisce il 15% degli
spostamenti dei passeggeri. Sicché, anche raddoppiando la rete ferroviaria, al
massimo si creerebbe posto sui treni per un ulteriore 15% dei viaggiatori. Non è poi vero
che più autostrade significa più traffico. Tanto per cominciare, non si stanno
costruendo nuove autostrade, ma solo eliminando i colli di bottiglia più gravi
in quelle già esistenti. Inoltre, i veicoli non si moltiplicano da un giorno
all’altro per conto proprio. La nostra rete autostradale ci ha messo
quarant’anni a raggiungere la capacità massima, e ciò è avvenuto perché la
popolazione è esplosa a causa dell’immigrazione fuori controllo.
48mila ore di coda
Nel 2023 sulle
autostrade elvetiche si sono registrate 48mila ore di colonna. Tra il 2016 ed
il 2023, il numero delle ore di congestione è raddoppiato. I costi per
l’economia sono enormi: l’ultimo dato disponibile, riferito al 2019, parla di
1.2 miliardi di franchi. Per ogni piazza
economica, e quella svizzera non fa eccezione, l’accessibilità viaria è un requisito
determinante. Comprometterla significa perdere competitività, con conseguente aumento
della povertà. Domenica prossima
evitiamo di farci male da soli con un regalo ai climatisti rossoverdi e agli
odiatori degli automobilisti: votiamo Sì al Decreto federale sulla fase di
potenziamento 2023 delle strade nazionali.
Lorenzo Quadri, Consigliere
nazionale Lega dei Ticinesi

