Antonia Boschetti
Stiglitz, Piketty e… la Riforma fiscale
Redazione
17.05.2024 14:01

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Il 9 giugno voteremo la Riforma fiscale la
quale prevede di raggiungere il pareggio di bilancio entro fine 2025 mediante
contenimento della spesa pubblica da una parte, e sgravi per i redditi più elevati
dall’altra. Favorire chi ha un reddito imponibile di 300’000 frs almeno, è una
manovra basata sulla teoria del gocciolamento della ricchezza dall’alto verso
il basso (trickle-down economics) secondo la quale sgravi fiscali su redditi alti
stimolerebbero l’economia grazie a successivi investimenti da parte della
fascia più ricca della società. Questa teoria ha giustificato (sta
giustificando) decenni di riforme fiscali neoliberiste che vedono lo Stato
sempre meno presente nei suoi compiti di redistribuzione della ricchezza e di
investimenti per servizi pubblici e beni comuni. Il premio Nobel J.E. Stiglitz,
oltre ad aver osservato come il modello neoliberista, lungi dall’essere di stimolo, sia alla base delle disuguaglianze della distribuzione del
reddito e della ricchezza, ha descritto l’esistenza di una causazione circolare
tra disuguaglianza e stagnazione economica, dove la prima anticipa la seconda. Osservando l’influenza negativa che un
crescente divario tra agiati e meno agiati esercita sull’economia, T. Piketty,
ne “Il capitale nel XXI secolo” (2013), prosegue l’analisi di Stieglitz
segnalando che, al contrario di quanto profetizzato dalla trickle-down
economics, politiche fiscali redistributive e di spesa pubblica favoriscono la
ripresa dell’economia, della classe media e della coesione sociale. Il prossimo
9 giugno urge votare con la consapevolezza che regali fiscali ai più fortunati
non agiscono favorevolmente sull’economia ticinese e che, laddove si acuiscono
differenze reddituali e di ricchezza, crescono pure ingiustizie e malcontenti.
Antonia Boschetti, US-I Verdi, Chiasso

