Sajeetan Kanakaratnam
Sri Lanka: il genocidio tamil riaffiora dalla terra
Redazione
07.07.2025 13:27

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Chemani
— Ancora una volta, la terra del nord-est dello Sri Lanka restituisce corpi e
verità che qualcuno avrebbe voluto seppellire per sempre. A Chemani, nel cuore
della penisola di Jaffna, è stata scoperta una fossa comune con resti di civili
tamil, uomini, donne e bambini scomparsi durante i sanguinosi anni del
conflitto. Il
Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha visitato
il sito della tragedia. Tra resti umani e familiari in lacrime, Türk ha
raccolto le voci di chi chiede giustizia da decenni. Le comunità locali e gli
avvocati delle vittime reclamano un’inchiesta internazionale, indagini forensi
indipendenti e un tribunale capace di processare chi ha pianificato e coperto
questi crimini.
Una prova viva di un genocidio
Per
la popolazione tamil, questa fossa non è solo una ferita riaperta, ma una prova
viva di un genocidio mai davvero riconosciuto. Dal 1948 a oggi, decine di
migliaia di tamil sono stati uccisi, fatti sparire o costretti alla fuga. Oggi,
di fronte a questi resti dissotterrati, non basta più parlare di
riconciliazione: serve verità, serve giustizia, serve chiamare genocidio ciò
che genocidio è stato. Finché
il mondo resterà in silenzio, la terra continuerà a restituire ossa e domande.
Il popolo tamil chiede giustizia, perché nessun crimine possa più essere
sepolto.
Sajeetan
Kanakaratnam, consigliere
comunale di Coldrerio

