Tessa Prati
Spazi pubblici, interessi privati?
Red. Online
11.09.2026 09:04

Foto: ©Chiara Zocchetti
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C’è un problema che a Lugano si ripresenta con una
regolarità quasi meccanica: uno spazio pubblico funziona davvero, generando
aggregazione e cultura dal basso, ma prima o poi arriva il momento in cui
smette di esistere così com’è.
Il caso più recente è il Lido San Domenico, oggi al
centro di una petizione che chiede al Municipio di rivedere le proprie
intenzioni. Ma è solo l’ultimo capitolo di una storia che ormai si conosce
bene: quella di una carenza cronica di spazi accessibili, informali, che
ospitano musica, arte, socialità e progettualità alternativa. L’ennesimo luogo
capace di aggregare centinaia di persone di età diverse che, per una ragione o
l’altra, comprensibile o illecita, è a un passo dall’essere trasformato in
qualcos’altro, o a sparire del tutto.
Ogni volta che uno di questi luoghi chiude o cambia
volto, si perde un posto dove si può stare e non solo consumare,
ma anche una rete di relazioni e opportunità di lavoro. Concretamente, al Lido
San Domenico trovano oggi occupazione una ventina di persone del territorio,
spesso con orari ridotti o flessibili, compatibili con gli studi o con percorsi
professionali o di vita diversi; un tipo di impiego che altrove in città si
trova a fatica.
La pressione immobiliare, la ricerca di redditività e una
certa diffidenza istituzionale verso ciò che non si può controllare del tutto
finiscono oggi per scoraggiare proprio le esperienze più vitali e
diversificate. Su questo tema interviene anche la Carta della Gerra,
sottoscritta da oltre 700 realtà e persone attive nella cultura indipendente
ticinese. Il documento chiede da tempo di ripensare in modo strutturale come
gli enti pubblici mettono a disposizione i propri spazi, riconoscendo il valore
culturale e sociale di ciò che vi accade, e non solo quello economico o
immobiliare.
Quindi la domanda va rivolta a chi amministra questi
spazi: quando un luogo di questo tipo funziona, quali criteri vengono usati per
deciderne il futuro? Se la pigione offerta o il progetto edilizio contano più
della funzione sociale che quel luogo svolge, il risultato è prevedibile e si
ripete ogni volta che uno spazio pubblico viene riassegnato o destinato a un
nuovo progetto; proprio come sta accadendo ora, con i bandi pubblicati per il
Lido San Domenico.
Che un’altra strada sia possibile, del resto, il
Municipio l’ha già dimostrato: nel 2022 ha sostenuto la creazione a Lugano de
"La Straordinaria", un grande spazio culturale che ha offerto per
mesi la più ampia programmazione di cultura indipendente mai vista in Ticino. È
la prova che, quando l’istituzione sceglie di collaborare invece che
controllare, il risultato può essere davvero “straordinario”.
Sia Lugano sia il Cantone, negli ultimi anni, hanno anche
riconosciuto pubblicamente la necessità di intervenire: mappature degli spazi,
momenti di confronto con le realtà del territorio. Sono passi nella direzione
giusta, ma restano intenzioni, finché non si traducono in scelte concrete nei
bandi e nelle decisioni che riguardano gli spazi pubblici ancora esistenti o
che vanno delineandosi. Il Lido San Domenico avrebbe potuto essere un esempio
semplice di coerenza tra parole e fatti. Resta da vedere se lo sarà: dipenderà
dai criteri con cui il Municipio di Lugano deciderà il suo futuro.
Tessa Prati, co-presidente PS Lugano e granconsigliera PS.

