Marco Chiesa
Sovranista
Redazione
28.01.2026 09:50

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Sono un sovranista.
Un sovranista svizzero. E in Svizzera il sovrano è il popolo. Nessun altro. Non
è un mantra, è un fatto istituzionale. Qui il potere non è concentrato nelle
mani di pochi, ma distribuito, e può sempre essere rimesso in discussione dal
sovrano. Il popolo non elegge ogni quattro anni per delegare tutto, vota ogni
volta che lo ritiene necessario. È questa la vera democrazia diretta:
referendum e iniziative popolari, strumenti che permettono a ogni cittadino di
incidere sulle scelte collettive. In nessun altro Paese al mondo si correggono
i politici come in Svizzera; in nessun altro Paese si arriva a votare anche sul
benessere delle vacche con le corna. Da noi sì. Perché ogni tema, grande o
piccolo, è questione di sovranità.
La nostra è una
democrazia senza padroni. Non esistono presidenti onnipotenti, né commissioni
tecnocratiche o partiti unici. La forza del nostro sistema sta nel suo
equilibrio: tra poteri, tra regioni, tra sensibilità politiche. Ogni tanto
scricchiola, ma non si spezza. Il Consiglio federale è composto secondo una
formula “magica” che garantisce stabilità e inclusione: vincere non significa
prendere tutto. E chi governa rappresenta un ampio spettro della popolazione.
Essere sovranisti
in Svizzera non significa chiudersi. Significa sapere chi siamo e voler
decidere in autonomia. Non siamo parte dell’Unione Europea non per capriccio, ma
perché il nostro modello non è compatibile con l’adozione automatica di norme
decise altrove, senza che il popolo possa dire la sua e subendo ritorsioni se
le rifiuta. La nostra indipendenza giuridica, politica e culturale è frutto di
una scelta consapevole, non di isolamento.
È anche per questo
che, da Presidente del primo partito del Paese, non ho mai cercato alleanze
ideologiche internazionali. Non abbiamo bisogno di importare modelli o
riferimenti: abbiamo i nostri. E funzionano.
Difendere la
sovranità, in Svizzera, significa difendere un patto storico tra cittadini e
istituzioni. Significa rifiutare che élite politiche, economiche, mediatiche o accademiche
decidano dietro le spalle del popolo. Significa credere che la neutralità
armata e permanente sia uno strumento attivo di libertà, che il federalismo sia
una ricchezza, e che la coesione nazionale si costruisca sul rispetto
reciproco, non sull’imposizione centralista né su un servizio pubblico
politicamente sbilanciato.
Come svizzero, mi
preoccupano molto di più coloro che sono pronti a svendere la nostra sovranità
di chi vuole proteggerla. Questo è il mio sovranismo: svizzero, lucido, responsabile,
radicato. Fatto di libertà, indipendenza, autodeterminazione e partecipazione.
Perché in Svizzera il popolo deve rimanere l’unico sovrano e mantenere l’ultima
parola.
Marco Chiesa, consigliere agli Stati Udc

