Paolo Ortelli
Soglia minima: basta calcoli da bottega, che decidano i cittadini!
Redazione
07.06.2025 10:51

Foto: ©Chiara Zocchetti
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Nella imminente seduta del Gran consiglio, il parlamento sarà chiamato a
discutere un tema che tocca le fondamenta della nostra democrazia: le regole
con cui il popolo è rappresentato in questo Parlamento. L’introduzione di una soglia di accesso (la proposta di compromesso la
fissa al 3%), per consentire a un partito o a un movimento politico di accedere
al Gran consiglio.
Perciò, preoccupato per l’efficienza del nostro Parlamento, ho ritenuto
necessario riportare nel dibattito politico la possibilità di introdurre una
soglia elettorale. Ciò attraverso la più alta garanzia democratica: il voto
popolare.
Di fatto, è bene ricordarlo, non si
richiede al parlamento di introdurre direttamente una soglia al 3%, ma di
consentire alla popolazione di esprimersi su questo tema, decidendo se
introdurre questo meccanismo attraverso una modifica costituzionale. Questa
modifica richiederebbe, per sua natura, l’approvazione popolare.
E qui sta il punto. Questo Parlamento
avrà l’onestà e la trasparenza di sottoporre questo cruciale quesito ai
cittadini elettori o si arrogherà il diritto di esercitare i soliti calcoli da
bottega partitico-elettorale, impedendo ciò avvenga?
Perché un sistema elettorale non
deve solo garantire una rappresentanza estesa, ma deve anche, e soprattutto,
consentire che da essa possa nascere un’azione politica efficace. Ed è proprio questa efficacia che oggi è minacciata. Anche e soprattutto
dalla crescente frammentazione, dalla personalizzazione estrema e dalla sempre
maggiore difficoltà nel costruire consenso allargato e compromessi sostenibili.
Certo, come probabilmente sentiremo
da chi seguirà il dibattito parlamentare, un miglioramento del funzionamento
potrebbe, e forse dovrebbe, essere accompagnato da altri interventi
complementari, che chi vi parla, in qualità di iniziativista, non mancherà mai
di sostenere. Tuttavia, resta il fatto che l’introduzione di una soglia di
accesso al parlamento dovrebbe essere l’elemento centrale di qualsiasi tipo di
rinnovamento. È da qui che si deve partire.
Sentirete anche dire che in questo
ambito occorrerebbe un'azione a 360 gradi, un ripensamento generale e profondo
del sistema a tutti i livelli... come non essere d’accordo? Peccato però che, nonostante
le promesse, dal Governo non sia mai arrivato alcun sussulto particolare. Dopo
più di un anno di attesa, nulla è stato confermato per iscritto. È inoltre un
peccato che un altro grande tema, quello legato all’introduzione del sistema maggioritario
per l’elezione del Governo, giaccia nei cassetti da tempo immemore, nonostante
i rapporti commissionati e pagati dai contribuenti.
Insomma, ahinoi, non è mai il
momento giusto. Un copione ormai stucchevole, di gattopardesca memoria. Allora la
domanda che dovremmo tutti porci è: “A chi giova politicamente questa volontà
d’inerzia?”
Nonostante ciò, io continuo imperterrito
a crederci. Il tema è troppo importante per essere chiuso con un voto tra le
quattro mura del Parlamento, come una sorta di decisione “carbonara”. Questo
parlamento non deve arrogarsi il diritto di decidere da solo le regole con cui
i cittadini debbano essere rappresentati.
E trovo sconcertante – credo che
nessun cittadino di questo Cantone debba restare indifferente a questo – l’ipocrisia
di chi, pubblicamente, non perde occasione per appellarsi alla volontà
popolare, salvo poi essere disposto a ignorarla proprio quando si tratta di un
tema così cruciale. Un segnale sconfortante per una popolazione già stanca che,
troppo spesso, percepisce le istituzioni come distanti.
Non possiamo lamentarci
dell’astensionismo, delle schede senza intestazione o della crescente sfiducia,
e poi – quando davvero conta – togliere la voce ai cittadini di questo Cantone.
A chi fa solo calcoli dico attenzione. Perché all’orizzonte qualcuno potrebbe poi
trovarsi a fronteggiare “finalmente la voce popolare” che, in quel caso, farà
pesantemente da sé, per esempio chiedendo la riduzione drastica del numero di
parlamentari o avanzando proposte ben più incisive… e allora?
In conclusione, ritengo che questo sia
un tema davanti al quale il Parlamento dovrebbe avere la correttezza di fare un
passo indietro, per consentire alla democrazia di fare un grande passo avanti. Perché
la vera democrazia, nel nostro sistema confederale, non consiste solo nel decidere
per conto della popolazione. Ma è anche - soprattutto – saper dire ai
cittadini: Adesso tocca a voi!
Paolo Ortelli, Deputato PLRT

