Giorgio Fonio
Smartphone: prima proteggiamo i nostri figli!
Redazione
17.12.2025 14:33

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Prendo spunto dall’editoriale di Gianni Righinetti dell’11
dicembre apparso sul Corriere del Ticino, di cui condivido buona parte delle
riflessioni. Il nostro rapporto da adulti con lo smartphone è diventato così
automatico da non accorgerci più di quanto stia modellando la nostra capacità
di attenzione e persino il modo in cui pensiamo.
Tuttavia, qui non stiamo discutendo di una semplice abitudine,
poiché in gioco c’è la salute delle future generazioni.
L’utilizzo precoce e, soprattutto, non educato degli
smartphone, espone il cervello nella fase di sviluppo a rischi seri e concreti
che oggi conosciamo, grazie ai numerosi e preoccupanti studi che ce li mostrano
chiaramente. Le ricadute non toccano solo il singolo individuo o la sua
famiglia, ma tutta la società e impattano pesantemente anche sulla salute
pubblica.
Per chi non se ne fosse ancora reso conto, stiamo assistendo a
una trasformazione antropologica e non a una mera questione scolastica. Se un
adolescente passa ore in un ambiente digitale progettato per catturare
attenzione in cambio di dopamina, non sta “passando il tempo” ma sta imparando
a pensare dentro una logica che non controlla lui, perché sono gli algoritmi a
decidere cosa fargli vedere, con chi farlo interagire, e persino cosa fargli
desiderare.
In questa prospettiva, diventa sempre più evidente che non
possiamo affidarci al semplice buon senso individuale, poiché la complessità
dell’ecosistema digitale supera le capacità di autoregolazione dei più giovani.
La scuola, le famiglie e le istituzioni devono collaborare per creare un
contesto di protezione, in quanto i ragazzi non dispongono ancora degli
strumenti cognitivi per gestire le dinamiche progettate dalle
piattaforme.
Righinetti ha ragione a invitarci a osservare la nostra
incoerenza, quando chiediamo silenzio digitale ai figli e poi ceniamo con il
telefono sul tavolo. Questa consapevolezza non può però diventare un alibi per
rimanere immobili.
D’altronde è un po’ come guidare un’automobile, nessuno di noi
consegnerebbe le chiavi a un dodicenne. Perché accettiamo invece che un
dodicenne “guidi” liberamente nel traffico del suo smartphone, dove ogni
notifica può diventare un potenziale incidente?
La tecnologia degli smartphone ha pervaso le nostre vite e,
come ogni innovazione culturale, chiede una regolazione fondata su una visione
futura di società.
Non si tratta di vietare la tecnologia, ma di imparare a usarla
in modo sensato, e proprio per questo occorre accompagnarla con maggiore
consapevolezza, dando ai nostri figli il tempo di crescere, prima di
essere travolti da dinamiche che nemmeno noi adulti, talvolta, controlliamo del
tutto.
La raccolta delle oltre 11'000 firme a favore
dell’iniziativa «Smartphone: a scuola no!» lanciata dal Centro, dimostra che il
problema esiste e chiede risposte. Ora sta a noi adulti posare la prima pietra
per assicurare ai nostri figli uno sviluppo più sano.
Giorgio Fonio, Consigliere nazionale Il Centro

