La replica
Smantellamento di FFS Cargo, "A pagare sono i lavoratori e il territorio"
Redazione
29.07.2025 14:46

Foto: © SBB/CFF/FFS
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Recentemente
le FFS, evidentemente preoccupate del fatto che in Ticino si sia costituito un
comitato composto da esponenti politici, sindacati uniti e società civile in
difesa di salute, territorio, sicurezza, condizioni di lavoro, federalismo e
sovranità popolare, hanno mandato a tutti i media ticinesi una auto-intervista
per spiegare le motivazioni che le portano a voler ristrutturare - leggi
smantellare - la logistica ferroviaria nel nostro Cantone. Un comunicato che si
vuole rassicurante, ma svela le contraddizioni e le incertezze della strategia
denominata “Swiss Cargo Logistics”.
Mentre
le FFS rassicurano che “si modernizza il traffico merci”, sul territorio si
vive tutt’altra realtà. Con la chiusura del terminale di Lugano-Vedeggio, la
dichiarata privatizzazione del terminale di Cadenazzo - più redditizio - e il
conseguente taglio permanente di 40 posti di lavoro qualificati in Ticino, FFS
Cargo sta concretamente smantellando decenni di investimenti pubblici nella
rotaia. Si torna quindi alla gomma con 100'000 camion in più all’anno sulle
strade tra dismissione dell'autostrada viaggiante e chiusure dei terminali (per
onestà bisogna dire che le FFS ipotizzano che i camion in più sarebbero “solo”
60.000).
L’obiettivo
delle FFS è “raggiungere l’equilibrio finanziario”, come ammette senza mezzi
termini il CEO Vincent Ducrot: non, quindi, il trasferimento delle merci sulla
rotaia. Ma a quale prezzo? Alla domanda su perché pensi che un operatore
privato possa gestire meglio il terminale di Cadenazzo, il direttore di FFS
Cargo Alexander Muhm avrebbe risposto: “I privati non hanno il nostro CCL” ,
cioè possono offrire condizioni di lavoro e salariali peggiori. Una vera e
propria dichiarazione di dumping salariale e sociale. A pagare sono quindi i
lavoratori, il territorio e il futuro della logistica ferroviaria.
E la
politica federale che fa? Secondo il Consiglio federale, tocca alle FFS
decidere come attuare la redditività, chiesta peraltro dal Parlamento. Ma in
questo modo si svende la volontà popolare: un attacco alla democrazia, al
federalismo, alla salute e alla sicurezza dei cittadini. Tutto col benestare -
leggi il mandato - del governo federale.
Chiudere i terminali
significa abbandonare una regione già penalizzata, violare l’art. 84 della
Costituzione (figlio dell’Iniziativa delle Alpi) e vanificare i 24 miliardi
spesi per la prima parte di AlpTransit. «Abbiamo investito miliardi per
niente?», ha chiesto provocatoriamente un domenicale. La risposta, oggi, sembra
chiara: mentre si taglia dove ci sono le persone, si investono soldi pubblici
per poi privatizzare i profitti. È questa la Svizzera? Il 29 agosto alle 18
saremo alla stazione di Mendrisio per dire NO!
Comitato NO allo smantellamento di FFS Cargo

