Antonio Marinovic
“Sì, lo voglio!”
Redazione
21.03.2023 15:12

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Se ti sposi, devi pagare di più. Infatti, al giorno
d’oggi le coppie sposate pagano un’imposta federale diretta significativamente
maggiore rispetto a quella dei conviventi, e ciò succede nonostante il
Tribunale federale avesse dichiarato che tale situazione è illegale,
addirittura nel 1984. Dopo quasi 40 anni la situazione non è ancora cambiata.
Questa è una chiara discriminazione del matrimonio che
deve finire. La fiscalità non dovrebbe in alcun modo influenzare le scelte
delle persone per quanto riguarda lo stile di vita. Si tratta anche di una
realtà che mina la libertà religiosa, dato che quella del matrimonio è spesso
una decisione legata al mondo delle tradizioni e delle credenze personali.
Il matrimonio, però, non appare svantaggioso solamente
dal punto di vista della tassazione, ma anche per quanto concerne le rendite
AVS. In effetti, mentre le coppie non sposate percepiscono fino al 200% della
rendita massima AVS, quelle sposate ricevono non più del 150%, anche se hanno
versato tutti i contributi nel corso della loro vita.
In uno stato come la Svizzera, nel quale il matrimonio
si trova in difficoltà, con la metà di essi che fallisce, e nel quale molte
persone decidono di non far figli, con la conseguente denatalità, una tale
discriminazione è del tutto inaccettabile ed insensata, considerando anche che almeno
450000 coppie la subiscono in Svizzera. Tenendo presenti queste problematiche,
occorre che il nostro paese sia economicamente vicino alle famiglie e a
sostegno del loro benessere e del loro avvenire.
Per questo motivo, il Centro ha lanciato due
iniziative popolari, chiamate “Imposte eque, finalmente anche per le coppie
sposate” e “Rendite eque, finalmente anche per le coppie sposate”, che devono
essere firmate da 100000 persone entro il 27 marzo 2024.
La prima iniziativa, che riguarda la fiscalità, lascia
al Consiglio federale e all’Assemblea federale un margine di manovra per
risolvere il problema della disparità. Se però non si trova una soluzione entro
3 anni dall’entrata in vigore dell’iniziativa, essa prevede che si dovrà
introdurre un metodo di calcolo diverso per le imposte dei coniugi. In pratica,
per quest’ultimi, non cambierà nulla, dovranno presentare solo una
dichiarazione d’imposta, come è sempre stato fatto. Le cose cambiano per lo
Stato, infatti, oltre all’odierno calcolo dell’imposta, ne verrebbe svolto un
altro, basato sulla tassazione delle coppie non sposate. I funzionari dovranno applicare
l’importo più basso e vantaggioso. Si tratta quindi di un importante e doveroso
sgravio fiscale a favore delle famiglie.
Gli oppositori a quest’iniziativa, in particolare i liberali
che hanno una loro proposta, sostengono invece che la tassazione individuale
sarebbe una soluzione più efficace ed equa, ma è tutto il contrario. Infatti,
essa creerebbe nuove discriminazioni in quanto andrebbe a privilegiare le
coppie con redditi simili e a penalizzare quelle monoreddito. Inoltre, ed è il
dato più grave, questa tipologia di prelievo fiscale aumenterebbe i costi di
gestione dello Stato, e di conseguenza le sue dimensioni. Ciò è dovuto al fatto
che le coppie dovrebbero presentare due dichiarazioni dei redditi. Gli uffici
fiscali riceverebbero ben oltre 1,7 milioni di dichiarazioni in più, e ciò
porterebbe a una quantità di lavoro amministrativo maggiore e logicamente ad un
numero più elevato di funzionari, che come si sa, devono essere stipendiati. Quindi
la proposta dell’imposizione sul singolo cittadino comporterebbe maggiore
burocrazia che graverebbe sui cittadini (che quindi si ritroverebbero una
pressione fiscale più alta), anche perché ci sarebbe una differenza del sistema
fiscale fra Confederazione e Cantoni. Si tratta perciò di un mostro burocratico
di prim’ordine. Per cui, la sostituzione dell’imposizione congiunta non dev’essere
un’opzione.
Per quanto riguarda le rendite AVS, invece, la seconda
iniziativa prevede semplicemente di aumentare dal 150 al 200% l’importo massimo
percepito dalle coppie sposate, cosicché possa essere uguale a quello dei
concubini. Alcuni politici contrari all’iniziativa hanno persino utilizzato
come argomentazioni il fatto che l’AVS ha un bonus matrimoniale erogato sotto
forma di rendita per vedove e vedovi. Tale spiegazione è assolutamente
impertinente ed ingannevole, dato che per definizione, questo bonus non viene
concesso alle coppie sposate, ma al coniuge solo nel caso in cui ha perso il
proprio partner. Perciò questa pensione non può essere in alcun modo
considerata come un beneficio matrimoniale.
Il Parlamento non si muove, non è ancora riuscito a
risolvere questo problema, dopo numerosi tentativi. Detto ciò, l’unica via è
quella delle 2 iniziative popolari che vi invito a firmare per una Svizzera a
misura di famiglia e di matrimonio!
Antonio Marinovic-Giovani del Centro

