Manuele Bertoli
SÌ alla conferma dell’accordo sulle pensioni statali
Redazione
24.05.2024 11:29

Foto: © Chiara Zocchetti
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Tutti i salariati
si attendono dal proprio datore di lavoro un trattamento equo e corretto, sia
che si parli di stipendio, di orari di lavoro, di oneri professionali o di
pensioni. E’ evidente che garantire questo trattamento equo al datore di lavoro
costa, ma è altrettanto evidente che esso è la base per un rapporto di lavoro sano,
fruttuoso per entrambe le parti e positivo.
Le prestazioni
dell’Istituto di previdenza del Cantone Ticino, che toccano i dipendenti
cantonali, tutti i docenti comunali e molte altre persone che lavorano per
organizzazioni pubbliche, sono già state ridotte negli scorsi anni, per tenere
conto del fatto che le persone tendono a vivere più a lungo, ma l’ultima
modifica è stata sottoposta a referendum, sul quale si voterà il 9 giugno.
Toccherà quini a tutti noi ticinesi decidere se confermare o meno l’accordo
trovato tra datori di lavoro pubblici e personale su questa ultima modifica.
Come chiediamo al
nostro datore di lavoro di essere equo e corretto nei nostri confronti, in
questo caso, dove per certi versi il datore di lavoro siamo noi, dobbiamo
dimostrarci equi e corretti verso le persone la cui pensione futura dipende
dall’Istituto di previdenza del Cantone Ticino. La soluzione trovata è senza
dubbio equilibrata, le pensioni previste con questa soluzione non sono diverse
da quelle confrontabili, il costo per le casse pubbliche di questo accordo è
pienamente sopportabile e non vi sono ragioni fondate per smentire l’intesa che
è stata raggiunta.
Dire di no
significa comportarsi come quei datori di lavoro che dai propri dipendenti
vogliono il massimo, ma al contempo non sono pronti a fare la loro parte fino
in fondo. Un atteggiamento che lascio qualificare al lettore, ma che sarebbe
grave se uscisse dalle urne il 9 giugno prossimo.
I contrari a
questo accordo non hanno alcuna soluzione alternativa da presentare, perché
soluzioni alternative non ve ne sono. Tutte le casse pensioni, pubbliche o
private, sono state risanate, ristrutturate o riviste nelle loro prestazioni
grazie ad accordi tra i datori di lavoro e i dipendenti e in tutti questi casi
ognuna delle parti, datori di lavoro compresi, hanno dovuto aumentare il loro impegno.
Anche nel caso dell’Istituto di previdenza del Cantone Ticino le cose non potevano
e non possono andare diversamente, perché la fredda legge dei numeri non lascia
scampo.
Non gettiamo alle
ortiche un accordo equilibrato e corretto nei confronti dei 17'000 dipendenti
toccati da questa misura, lo Stato deve poter continuare ad offrire buone
condizioni complessive a coloro che lavorano per i suoi diversi servizi. Se in
questo caso il nostro voto è quello del datore di lavoro, non scappiamo dalle
responsabilità insite in questo ruolo, come non vorremmo mai che facesse il
nostro datore di lavoro con noi.
Manuele Bertoli

