I Verdi
Servizio civile nel mirino: un attacco che danneggia la nostra società
Redazione
25.09.2025 06:10

Foto: © Ufficio federale del servizio civile
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Dopo il Consiglio nazionale, anche il Consiglio degli Stati ha approvato la
massiccia restrizione delle condizioni di accesso al servizio civile. In questo
modo si vuole spingere un numero maggiore di giovani ad arruolarsi
nell'esercito, solo per risolvere i problemi interni dell'esercito stesso. Un'assurdità,
in quanto l'attuale organico dell'esercito è già troppo elevato: con 151'299
militari (censimento dell'esercito 2022) di fronte a un obiettivo normativo è
di 100'000 militari e un obiettivo reale di 140'000 militari.
La decisione del Consiglio degli Stati calpesta anche i diritti
fondamentali dei giovani. In futuro potrebbero essere costretti a prestare
servizio militare, anche se questo è in contrasto con la loro coscienza. Per di
più già oggi chi esercita il proprio diritto all'obiezione di coscienza viene
discriminato: chi rifiuta di prestare servizio militare deve accettare un
periodo di servizio civile notevolmente più lungo.
L'indebolimento del servizio civile danneggia non da ultimo l'intera
società, poiché comporta la perdita di preziosa manodopera nei settori della
sanità, della protezione dell'ambiente e dell'istruzione. Pensiamo a tutti i civilisti
che prestano servizio nelle case di riposo, nelle scuole o nei centri di
accoglienza, che sostengono l'agricoltura e gli alpeggi, o lavorano per
progetti di protezione della natura.
"L'attacco al servizio civile a favore
dell'esercito indebolisce un'istituzione socialmente e ambientalmente
importante. Chi presta servizio civile fornisce un sostegno concreto e
indispensabile alla popolazione, anche nel nostro Cantone, proprio dove ce n'è
più bisogno. Questa decisione avrà gravi conseguenze anche per il Ticino, dove
la manodopera nel settore sociosanitario e ambientale è già insufficiente e
diverse strutture di aiuto sociale e agricolo sono già in difficoltà. E tutto
questo per aumentare gli effettivi dell’esercito con militi demotivati e quindi
sostanzialmente inutili." afferma Matteo
Buzzi, capogruppo Verdi del Ticino in Gran Consiglio.
Contro
l'inasprimento dell'accesso al servizio civile si sono schierate pure le
Giovani Verdi.
"La leva militare obbligatoria è una seria ingerenza nella libertà
personale dell'individuo, che spinge pure a una militarizzazione forzata della
società. Se inoltre si decide pure di attaccare il servizio civile, il
risultato è un doppio danno: per la libertà individuale e per i bisogni della
comunità." afferma Lorenzo
Mombelli, membro di Comitato Giovani Verdi del Ticino. Le Giovani Verdi sostengono
inoltre l’abolizione della leva militare obbligatoria e l'introduzione di un servizio
sociale volontario e accessibile a tutte le persone residenti in Svizzera a
partire dai 15 anni.
Il partito madre (sia a livello nazionale che cantonale) non intende
tollerare questo attacco a un'istituzione sociale utile e preziosa, sostenendo
quindi insieme ad un'ampia alleanza il referendum lanciato da CIVIVA, la
Federazione svizzera per il servizio civile.

