Marco Noi
Se la cantano e se la suonano
Redazione
21.11.2023 08:55

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Qualche settimane fa la Camera di commercio (CC) ticinese dell’industria, dell’artigianato e dei servizi ha
celebrato l’annuale assemblea generale. Un’occasione in cui alla presenza del
Capo delle forze armate svizzere Thomas Süssli, gli imprenditori hanno fatto
quadrato attorno a sé, nel tentativo di blindare le sue posizioni.
Il Presidente della CC Andrea Gheri, ha infatti imperniato
il suo discorso sulla centralità dell’imprenditore (https://www.cc-ti.ch/discorso-presidente-andrea-gehri-106esima-ago-cc-ti/),
considerato l’“asse portante del nostro Paese”, ovvero “colui che crea valore, genera ricchezza,
occupazione e posti di lavoro per la società, che risolve problemi e soddisfa bisogni
attraverso prodotti e servizi innovativi, che stimola la concorrenza e la
qualità del mercato, che assume rischi e sfide per realizzare la propria
visione senza chiedere aiuti pubblici, se non le giuste condizioni per poter
lavorare”. Gheri
si è inoltre scagliato contro coloro (senza peraltro nominarli espressamente)
che denigrano l’imprenditoria, il profitto, i benestanti e l’aspirazione di
attirare ulteriori persone facoltose attraverso riforme fiscali. In buona
sostanza, Gheri attribuisce agli imprenditori e alle persone facoltose l’esclusivo
merito della produzione di ricchezza e benessere di questo Cantone. “Chi è
responsabile per la creazione di valore e di ricchezza nel nostro bel Paese, se
non l’imprenditore?”, si chiede retoricamente.
Se non ci
si fa imbrigliare dalla narrazione idealizzata dell’imprenditore, vien da
chiedersi provocatoriamente se è Gheri stesso che nella sua azienda si logora
le ginocchia giorno dopo giorno applicando piastrelle a regola d’arte per la
soddisfazione del cliente; oppure se è lui che giorno dopo giorno rinnova
passione e conoscenze per vendere i prodotti che i clienti hanno bisogno;
oppure ancora se è lui che fa le pulizie e la manutenzione degli spazi in modo
che l’azienda sia sempre accogliente e funzionante. Tutte queste persone
ed altre ancora che meriterebbero di essere citate una per una, non hanno forse
meriti nella produzione della ricchezza, dei posti di lavoro, dell’innovazione?
Non si assumono anche loro rischi per la propria salute e di rimanere senza
lavoro? Non vogliono forse anche loro lavorare senza dipendere dai sussidi
statali? Perché Gheri nel suo discorso non trova nemmeno una parola da spendere
per tutte queste persone che in fin dei conti fanno e costituiscono l’impresa?
Se negli
imprenditori, vi è questa ferrea credenza che tutto il merito della produzione
di ricchezza debba essere attribuito a loro stessi e non alle loro squadre, viene
allora da chiedersi cosa succede a fine mese quando essi fanno la busta paga.
Ebbene l’imprenditoria ed i
partiti che la rappresentano già egregiamente in Gran Consiglio (e anche alle
Camere federali), mettono fieramente in evidenza – perché se ne attribuiscono evidentemente
il merito – che negli ultimi anni il PIL pro-capite del Canton Ticino è
aumentato, passando progressivamente dai 80'700 CHF del 2008 ai 94’200
CHF del 2021, uno dei migliori valori in Svizzera. Ciò significa che l’economia
cantonale ha effettivamente aumentato la creazione di ricchezza, tramite maggiore
produzione di beni e servizi. Com’è però stata ridistribuita questa ricchezza in
busta paga? Ebbene dal 2008 al 2019 (i dati di 2020 e 2021 non ci sono ancora)
vi è stato un aumento di contribuenti esentasse, passati da 44'119 (23.4% di
tutti i contribuenti) a 55'136 (26.4%), mentre i contribuenti sopra i 200'000
CHF di imponibile sono aumentati da 3'248 (2.3% dei contribuenti) nel 2008 a
5'453 (2.6%) nel 2019. Cosa significano questi dati? Che la narrazione secondo
la quale la ricchezza prodotta va a beneficio di tutte e tutti grazie egli
imprenditori non corrisponde affatto a realtà, perché sono le persone
benestanti ovvero proprio gli imprenditori a beneficiarne, mentre sempre più
persone devono dipendere dai sussidi statali perché il loro stipendio è troppo
basso per arrivare a fine mese. Forse il Presidente della Camera di commercio può
ora farsi qualche idea in più su possibili risposte alla domanda per la quale
non aveva risposta, ovvero a sapere come mai i sedicenti “creatori di
ricchezza” vengono poi denigrati.
Vi è da credere che se gli imprenditori mostrassero più
riconoscenza nelle parole e in busta paga per le squadre che costituiscono
l’impresa, ne guadagnerebbe tutto il tessuto economico, le casse dello Stato ed
anche l’immagine dell’imprenditore e dell’imprenditrice.
Marco Noi, Deputato in Gran Consiglio, Verdi del Ticino

