Lara Del Rocino
Se il Prof. diventa un algoritmo
Redazione
01.03.2024 13:29

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L'integrazione dell'intelligenza
artificiale nel contesto educativo è un argomento di attuale e fervente
dibattito tra educatori, studenti, genitori. La politica invece, come spesso
accade quando confrontata con fenomeni di repentina trasformazione sociale,
appare apatica, quasi disinteressata.
Da una parte, l’IA promette di
rivoluzionare l'educazione, personalizzando l'apprendimento,
democratizzanodolo, rendendolo più efficace ed accessibile. Dall'altra, suscita
preoccupazioni legate ai rischi di inaridimento e di disumanizzazione
dell’esperienza educativa e trova diffusi e coriacei fronti di scetticismo e di
resistenza che fondano le proprie radici nei paludosi scoscendimenti del
coservatorismo e del conformismo che non di rado paralizzano la scuola.
L'argomento più persuasivo a favore
dell'integrazione dell'IA nelle scuole è la sua potenzialità nel preparare i
giovani al dinamico confronto con il futuro, familiarizzandoli con le
tecnologie emergenti e consentendo loro di sviluppare competenze essenziali per
il mondo del lavoro. Gli algoritmi che guidano lo sviluppo dell’intelligenza
artificiale si adattano inoltre alle esigenze di apprendimento individuali
offrendo percorsi personalizzati che potrebbero aumentare l’efficacia
dell’istruzione. Tutto questo non solo potrebbe essere di grande aiuto alle
persone in formazione per avanzare al proprio ritmo, ma può sostenerle
nell’identificare e colmare lacune accumulate lungo il loro percorso, un
compito di fronte al quale oggi la scuola, è doveroso riconoscerlo, si trova in
evidente affanno.
I nuovi strumenti digitali
materializzatisi e diffusisi su ampia scala nel breve volgere di qualche mese a
condizioni di accesso gratuite o perlomeno (per ora) “popolari”, costituiscono
supporti di apprendimento (linguistico ma non solo) che il mondo della
formazione dovrebbe integrare per rendere l’istruzione più accessibile,
favorendo forme di integrazione e di ferma contrapposizione al crescente e
diffuso imbarbarimento culturale.
Nonostante le immanenti opportunità
che la nuova stagione digitale sembra offrire, l’uso dell’IA nel sistema
educativo solleva importanti preoccupazioni. L’educazione non è confinabile
nella mera acquisizione di conoscenze; è anche fonte di arricchimento dello
spirito critico, di emancipazione del pensiero, di costruzione di strutture
emotive e di competenze sociali; esigenze queste, che non potranno essere
immolate sull’altare dell’adesione miope e incondizionata al cambiamento.
L’introduzione dell’IA nel sistema
scolastico rappresenta una delle più significative e stimolanti sfide educative
del nostro tempo e ha il potenziale per far evolvere il modo in cui insegniamo
e apprendiamo.
Per affrontare questa avvincente sfida
la scuola deve dare prova di dinamismo e lungimiranza, deve affrancarsi dalla
paura sempre più penalizzante di affrontare il cambiamento dimostrando di
saperlo promuovere, gestire e orientare. Sarà necessario che la politica la
sostenga con i necessari investimenti in infrastrutture e risorse e nella
fondamentale formazione degli insegnanti che, oltre all’uso delle tecnologie,
dovranno essere sensibilizzati ai principi etici che tale trasformazione si
porta appresso.
Detto diversamente la scuola dovrà
dare prova, con un atteggiamento attento e riflessivo, di saper leggere la
realtà che si trasforma a ritmi inconsueti oltre i perimetri delle aule e di
affrontarla coniugando in termini nuovi e dinamici, intelligenza naturale e
intelligenza artificiale, arricchendo l’esperienza educativa senza comprometterne
gli imprescindibili valori fondanti: equità, inclusione, etica e centralità
della relazione umana.

