Paolo Hägler
Scuola media… e poi?
Redazione
13.05.2025 06:50

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“Scuola media… e poi?” è il titolo della
pubblicazione del DECS che presenta una panoramica dei percorsi formativi
offerti in Ticino dopo la scuola dell’obbligo, ed è sicuramente conosciuta da
chi la scuola media la sta finendo o l’ha terminata da pochi anni e da tutti i
loro genitori.
Prendo in prestito il titolo di questo
opuscolo per uno spunto, in cui cerco di presentare alcuni aspetti magari meno
noti di ciò che accade terminato l’obbligo scolastico, in particolare per
quegli allievi che desiderano iniziare subito una formazione duale.
Nell’opuscolo sono presentate svariate
possibilità di formazione, alcune molto gettonate e altre che destano
l’interesse di pochi ragazzi e di poche ragazze. Regolarmente, verso fine
estate o inizio autunno, sentiamo dire che tutti i ragazzi e tutte le ragazze
che cercavano un posto di tirocinio l’hanno trovato. Ottimo, si può pensare di
primo acchito, ma non è tutto così né scontato né appagante. Non è scontato per
chi si adopera con molta dedizione affinché nessuno resti senza un posto, ma
non è nemmeno appagante per chi si è dovuto accontentare di una seconda, terza
o magari anche quarta scelta. In effetti i posti di apprendistato offerti
coprono sì la domanda, in totale, ma tra settore e settore c’è molta
differenza. In alcuni l’offerta supera la domanda (poco male, si dirà, se non
che in futuro potrebbe esserci bisogno di certe figure professionali e se non
si formano in casa poi bisognerà ricorrere alla manodopera non indigena),
mentre in altri la domanda supera l’offerta (creando poi il malcontento tra chi
non viene scelto e deve ripiegare in un altro campo).
È evidente quasi a tutti che non conosceremo
le professioni del futuro, e nemmeno sapremo quanto il mondo sarà connesso per
permetterci di affermare che certe professioni non siano svolte alle nostre
latitudini, quindi non possiamo che affidarci alla domanda e all’offerta,
poiché non possiamo, e spero che molti non vorrebbero nemmeno, programmare le
formazioni dei nostri giovani a seconda del bisogno.
I dati statistici ci dimostrano anche che sono
molti i contratti di apprendistato sciolti, e questi possono esserlo per
decisione del datore di lavoro, che magari non ha trovato il profilo che
cercava, o anche per decisione dell’apprendista, che magari non si trova a suo
agio con la professione intrapresa. Purtroppo non dispongo di dati relativi a
questi scioglimenti, ma immagino che chi già ha intrapreso un percorso di
seconda o terza scelta sia più propenso a sciogliere il contratto perché magari
a un anno di distanza gli si presenta un’altra opportunità nel percorso che
desiderava.
Come facciamo ad evitare questo e quindi che i
ragazzi siano demotivati per un anno, e che i datori di lavori dedichino un
anno a cercare di formare un apprendista o un’apprendista che poi desiste?
L’unica possibilità che vedo è fare in modo di avere un’offerta maggiore della
domanda, e questo in (quasi) ogni settore, e siccome la domanda complessiva non
è modificabile occorre aumentare l’offerta, ossia proporre più posti di
apprendistato. Chi dovrebbe iniziare a dare il buon esempio, se non il più
grande datore di lavoro del Cantone, ossia il cantone stesso? Speriamo che settimana
prossima i parlamentari seguano questa strada e innalzino la quota di
apprendisti come hanno promesso nel lontano 2017. I deputati di Avanti con
Ticino&Lavoro hanno affermato che sosterranno questo aumento.
Paolo Hägler, consigliere comunale di Mendrisio per Avanti
con Ticino&Lavoro

