Isa De Luca
Scollamento tra società civile e classe politica
Redazione
13.10.2025 11:40

Foto: © helvethica-ticino.ch
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A due settimane dal voto federale sull’identità
elettronica, restiamo in attesa delle decisioni sui ricorsi inoltrati dopo
l’annuncio dei risultati finali. Diverse associazioni e cittadini vigili hanno
infatti scritto alla Cancelleria federale, segnalando irregolarità e anomalie
che meritano di essere chiarite. L’ultima parola, dunque, non è ancora stata
detta: presto sapremo se l’introduzione dell’identità elettronica in Svizzera
sarà una realtà definitiva o se l’intero processo dovrà essere rivisto.
Al di là dell’esito formale, questa votazione ha
rivelato un dato inquietante: il crescente scollamento tra la società civile e
la classe politica. Quasi la metà della popolazione svizzera ha votato contro
l’introduzione dell’Id-e, percepita da molti come un potenziale strumento di
controllo digitale e non come un semplice progresso tecnologico. Eppure, in
Ticino, solo un piccolo partito, HelvEthica Ticino, che rappresenta poco più
del due per cento della popolazione, ha avuto il coraggio di schierarsi apertamente
per il “No”.
Questo scarto fra l’opinione pubblica e le forze
politiche tradizionali è significativo. Come può il novantotto per cento della
classe politica raccomandare un “Sì” quando metà dei cittadini ha votato “No”?
È il segnale che una parte consistente della popolazione, circa il quaranta per
cento, non si riconosce più nei propri rappresentanti.
Nonostante risorse limitate, HelvEthica Ticino ha
condotto una campagna referendaria determinata, ottenendo un risultato notevole
se si considera che, parallelamente, denaro pubblico e fondi governativi sono
stati impiegati per promuovere il “Sì”. A questo si aggiungono le “stranezze”
già segnalate nel comunicato stampa diffuso online: finanziamenti considerevoli
e potenzialmente illegali a favore del “Sì” da parte di Swisscom AG, Ringier AG
e TX Group, e la misteriosa diminuzione della percentuale di partecipazione nei
quaranta minuti precedenti la chiusura ufficiale del voto. Tutti questi
elementi alimentano dubbi legittimi sulla trasparenza e la correttezza del
processo democratico.
Dietro la questione tecnica dell’identità
elettronica si cela una trasformazione molto più profonda: la digitalizzazione
totale della vita umana. Oggi la scelta è formalmente facoltativa, ma la storia
insegna che la “facoltatività” ha vita breve. L’Id-e potrebbe aprire la strada
a modelli di controllo sociale e ambientale, come i crediti di carbonio
personali, già sperimentati altrove. Accettare questo sistema senza un
dibattito aperto e trasparente significa rinunciare a un pezzo di libertà
individuale in cambio di una presunta efficienza digitale.
Il caso dell’Id-e mostra che il divario tra popolo
e istituzioni si sta allargando. Quando le decisioni politiche vengono prese in
contrasto con la volontà di metà dei cittadini, la democrazia si indebolisce.
Segnalare pubblicamente le anomalie, i brogli e le illegalità, soprattutto
quando provengono da chi gestirà direttamente la Id-e, non è solo un diritto ma
un dovere civico. Essere vigili, informati e attivi è oggi più che mai
fondamentale per difendere i valori democratici e la libertà personale di ogni
cittadino.
Isa De Luca
coordinatrice di HelvEthica Ticino

