Fabio Rezzonico
Sanità ticinese: meno robot, più visione
Redazione
04.02.2026 14:45

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Nel dibattito sulla pianificazione ospedaliera e sulla sanità
ticinese si ripete sempre lo stesso copione: molte parole, poche idee. Si
discute di strutture, equilibri politici e interessi territoriali, ma raramente
di ciò che dovrebbe essere centrale: qualità delle cure, concentrazione delle
competenze e futuro della medicina. Durante la trasmissione Falò, due
interventi hanno invece rotto questo schema: quelli del Prof. Dr. med. Rosso e
del Dr. med. Robbiani. Entrambi hanno detto una cosa semplice e scomoda: se si
vuole davvero migliorare la sanità, si può fare. Ma per farlo serve coraggio. Il
Dr. med. Robbiani ha formulato una proposta chiara: ridurre il numero di robot
chirurgici DaVinci in Svizzera e concentrare gli interventi in pochi hub
altamente specializzati. È una visione che merita di essere presa sul serio.
Il caso ticinese: tre robot, nessuna massa critica
Oggi in Ticino ci sono tre
robot DaVinci: due nell’EOC e uno alla Clinica Moncucco. Il problema non è la
tecnologia, ma il volume di attività: nessuna struttura raggiunge un numero di
interventi sufficiente a garantire in modo sistematico il massimo livello di
qualità, esperienza e sicurezza. In medicina avanzata, la qualità non nasce
dalla dispersione, ma dalla concentrazione delle competenze. Quindi, sulla
medesima onda dei due medici, faccio una proposta concreta: l’Istituto della
Medicina Robotica. Perché non fare una scelta radicale, ma razionale? Passare
da tre robot DaVinci a uno solo; concentrarlo in un unico centro (EOC o
Moncucco); creare un vero Istituto della Medicina Robotica con tecnologia
di punta concentrata in un unico luogo; team medico e infermieristico altamente
specializzato; volumi di attività sufficienti a garantire eccellenza clinica; standard
elevati e misurabili di qualità. Ma soprattutto, un modello aperto.
Un centro per tutti i medici, non per una sola struttura
L’Istituto dovrebbe
prevedere slot operatori messi a disposizione dei medici di altre strutture. Il
chirurgo che segue il proprio paziente e che lo desiderasse potrebbe operare
insieme allo specialista dell’Istituto, ma in un contesto tecnologico e
organizzativo di eccellenza. Il risultato sarebbe chiaro: concentrazione delle
competenze; collaborazione invece di competizione sterile; vantaggio diretto
per i pazienti. Un polo strategico per tecnologia, industria e formazione, un
centro altamente specializzato che diventerebbe automaticamente interlocutore
privilegiato per le aziende tecnologiche; laboratorio per lo sviluppo di nuove
applicazioni robotiche; polo di formazione per giovani medici; partner
credibile per altri centri di riferimento in Svizzera e all’estero. La logica è
semplice: io ti offro competenze, ricerca e sviluppo; tu mi offri condizioni
economiche migliori, accesso prioritario alle innovazioni e aggiornamenti
continui. Non è utopia. È strategia.
Una domanda scomoda ma necessaria
E
se, per una volta, ascoltassimo la voce del medico invece di quella
dell’elettore? Forse scopriremmo che la scelta migliore non è quella che
distribuisce risorse per opportunità politiche, ma quella che le concentra per
ragioni cliniche. In sanità, il vero coraggio non consiste nel promettere tutto
a tutti, ma nel fare scelte difficili a favore della qualità. Se davvero
vogliamo una sanità ticinese all’altezza delle sfide future, dobbiamo smettere
di difendere il passato e iniziare a progettare il futuro. Se così non sarà,
allora la nuova pianificazione è morta ancora prima di nascere.
Fabio Rezzonico, Vicepresidente PLR Lugano

