Fabio Poma
Sanità: “all you can eat” un modello insostenibile
Redazione
23.09.2025 13:13

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Appellandosi
all’art. 127 cpv. 2 della nostra Costituzione, che stabilisce imposte eque,
secondo capacità economica, uguaglianza e generalità, alcuni esponenti della
sinistra sostengono che i premi della cassa malati dovrebbero essere pagati
proporzionalmente al reddito. Dunque, per loro, “l’iniziativa per il 10%” non
farebbe altro che rispettare la Costituzione. Non so se queste persone siano
semplicemente confuse o vogliano, di proposito, confondere i cittadini. L’art.
127 disciplina solo le imposte, che per chiarezza sono prelievi senza
controprestazione diretta. I premi della cassa malati non sono né imposte né
tantomeno tasse (prelievi legati a una prestazione specifica dello Stato). Sono
contributi assicurativi privati obbligatori. Ogni residente in Svizzera deve
stipulare un’assicurazione di base (LAMal) e pagare un premio mensile. Questo
premio non dipende dal reddito, ma dall’assicuratore, dalla regione, dall’età e
dal modello scelto. Per chi ha un reddito modesto, la legge prevede sussidi
cantonali. In Ticino, lo Stato contribuisce a ridurre il premio; sovvenziona un
residente su tre. Tutte queste persone sussidiate dovrebbero votare contro
l’iniziativa. Non è solo una questione etica, un segno di gratitudine verso lo
Stato sarebbe doveroso, ma è anche nel loro interesse. Se vincesse il SÌ, lo
Stato dovrà adottare misure di risparmio per compensare un costo stimato in 300
milioni di franchi. È possibile che parte dei sussidi venga rivista al ribasso.
La situazione di chi oggi non paga il premio non migliorerà, anzi, rischia di
peggiorarla. Questa iniziativa mette in pericolo gli equilibri
economico-sociali ed è dannosa anche per il contenimento dei costi della
salute. Infatti, si basa sul principio del “all you can eat” (mangia a volontà)
a prezzo fisso. In questi casi, è naturale abbuffarsi per sfruttare il prezzo
pagato: un comportamento psicologico comune, dove si cerca di massimizzare il
proprio “guadagno”. In pratica, l’obbiettivo diventa mangiare fino a sentirsi
sazi o oltre, per non sentirsi in perdita. La stessa dinamica potrebbe
verificarsi se pagassimo al massimo il 10% del reddito: ci sentiremmo
legittimati a sfruttare al massimo i servizi sanitari, quando invece, per
abbassare i premi, dovremmo fare l’opposto. Se già oggi si accede alle
prestazioni con poca sensibilità alla spesa, con un SÌ si presterebbe ancora
meno attenzione. I costi aumenterebbero e ricadrebbero sulle casse pubbliche.
Il Governo sarà poi costretto a trovare nuove soluzioni: tagli e aumenti di
imposte/tasse. Non è questa la strada giusta. L’iniziativa del PS non solo non
risolve il problema, ma lo accentua, mettendo a rischio proprio le fasce più
deboli. Le soluzioni facili non esistono, ma questa proposta è troppo semplicistica
e miope.
Fabio Poma, gestore
patrimoniale

