Lorenzo Onderka
Salario minimo: dietro i numeri ci sono persone
Red. Online
10.02.2026 10:28

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Quando si parla di salario minimo, troppo spesso il dibattito si concentra
sulle cifre: 21, 22 o 25 franchi all’ora. Ma dietro quei numeri ci sono
persone. Ci sono famiglie che, pur lavorando a tempo pieno, faticano ad
arrivare alla fine del mese. Ci sono madri e padri che devono scegliere quali
spese rimandare. Ci sono giovani che guardano al proprio futuro con crescente
incertezza.
È un dato di fatto che i salari in Ticino siano mediamente inferiori di
circa il 20% rispetto al resto della Svizzera, a fronte di un costo della vita
che è sostanzialmente identico. Questa non è solo una statistica: è una realtà
che incide direttamente sul tasso di povertà e sull’aumento delle richieste di
aiuto da parte di cittadini che, pur lavorando, non riescono più a far fronte a
spese sempre più pesanti come affitti, premi di cassa malati, energia e beni di
prima necessità.
Non è un caso che associazioni di sostegno come Tavolino Magico, Aiuto
svizzero d’Inverno e SOS Ticino lancino con crescente frequenza segnali
d’allarme. Il numero di persone che si rivolgono a queste realtà continua ad
aumentare. Quando cresce il numero di lavoratori che devono chiedere aiuto,
significa che il problema non è individuale, ma sistemico.
In questo contesto, è positivo che si discuta di un riallineamento verso
l’alto del salario minimo. Non si tratta di contrapporre lavoratori e imprese,
né di alimentare una politica urlata che poco aiuta a trovare soluzioni. Si
tratta di affermare un principio semplice: un lavoro a tempo pieno deve
permettere di vivere con dignità, senza dover dipendere dagli aiuti sociali. Il
lavoro non dovrebbe generare insicurezza, ma stabilità.
Un adeguamento dei salari minimi potrebbe inoltre contribuire a ridurre il
differenziale con il resto della Svizzera. Questo aspetto riguarda soprattutto
i giovani. Troppi ragazzi e ragazze formati in Ticino scelgono di partire
perché altrove trovano condizioni salariali più attrattive. Ogni giovane che
parte è un pezzo di futuro che se ne va. In un Cantone che sta invecchiando
rapidamente, trattenere competenze, energie e progettualità non è solo un tema
economico: è una necessità strategica.
È poi un segnale politico importante che anche il Partito Liberale
Radicale, tradizionalmente più prudente su questi temi, si dica disposto a
sedersi al tavolo per cercare una soluzione condivisa. Quando sensibilità
diverse riconoscono la necessità di confrontarsi, significa che la situazione è
seria e che non può più essere affrontata con logiche di contrapposizione.
Mi auguro dunque che i partiti coinvolti, insieme alle associazioni
economiche, sappiano trovare un compromesso equilibrato e sostenibile. Una
soluzione che rafforzi il potere d’acquisto senza compromettere il tessuto
imprenditoriale. Ma soprattutto una soluzione che restituisca fiducia a chi
ogni mattina si alza per lavorare e contribuire alla nostra società.
Il confronto è aperto. Ora serve responsabilità politica e la volontà di
mettere al centro il bene del Ticino e della sua popolazione. Perché dietro
ogni discussione politica ci sono vite concrete. Non dimentichiamolo.
Lorenzo Onderka, sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro

