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Ristorni e rispetto degli accordi: il punto politico
Red. Online
10.05.2026 15:44

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Il rispetto degli accordi internazionali non è un dettaglio
tecnico: è il presupposto della fiducia fra Stati. La cooperazione si fonda
sugli impegni mantenuti, non su interpretazioni unilaterali.
I professori Marco Bernasconi e Donatella Negrini hanno più
volte richiamato l’origine e la logica dei ristorni tra Svizzera e Italia: un
meccanismo fondato su un equilibrio preciso, costruito nel tempo tra due Stati.
Proprio perché quell’equilibrio è stato negoziato con attenzione, non può
essere modificato unilateralmente.
L’articolo 9 del nuovo Accordo sui frontalieri stabilisce
chiaramente che, per i cosiddetti “vecchi frontalieri”, i salari restano
imponibili soltanto in Svizzera. Su questo presupposto si fonda il riversamento
del 40% all’Italia. Se oggi la vicina Repubblica introduce una cosiddetta
“imposta sulla salute” applicata agli stessi redditi (non imponibili per
l’Italia ma usati dalla stessa come base di imposizione per l’imposta in
discussione ) siamo di fronte a un’alterazione sostanziale dell’assetto
pattuito. E, quando cambia il presupposto, cambia l’equilibrio ed eccoci al
tema del blocco dei ristorni, già sollevato, ricordo, nel mese di febbraio
scorso dal consigliere di Stato Christian Vitta e oggi ripreso dal Presidente
del Consiglio di Stato Claudio Zali. Non si tratta di una reazione emotiva, ma
della legittima esigenza di difendere un, appunto, equilibrio concordato tra
due Stati.
Il Ticino non è un osservatore neutrale. Nel sistema di
perequazione intercantonale, la massa salariale dei frontalieri continua a
incidere sul calcolo della nostra capacità finanziaria e sopportiamo quindi già
un rifesso strutturale sui nostri conti pubblici. Chiedere che venga rispettato
l’assetto concordato non è una forzatura, ma una legittima tutela degli
interessi cantonali.
Se non dovessero emergere soluzioni istituzionali idonee a
ristabilire chiarezza e reciprocità, sarebbe legittimo interrogarsi anche sulla
sostenibilità dei meccanismi compensativi fondati su quell’equilibrio. Il
riversamento dei ristorni non è un principio automatico: è parte di un assetto
negoziato tra Stati. Se vengono meno i presupposti che lo giustificano, anche
quel meccanismo deve poter essere rivalutato.
La Svizzera vuole relazioni stabili e costruttive con
l’Italia. Ma la stabilità si fonda sulla certezza del diritto, non su
interpretazioni creative degli accordi.
Non si tratta di chiudere porte ma di ricordare che la
cooperazione tra Stati si regge su regole reciproche.
Il Ticino fa bene a tutelare i propri interessi
istituzionali. Se il bilanciamento pattuito viene alterato nei fatti e non
emergono soluzioni efficaci per ristabilire chiarezza e reciprocità, è
politicamente legittimo che anche i meccanismi compensativi fondati su di esso
vengano rimessi in discussione.
Il vero nodo politico è qui: difendere quanto pattuito
significa difendere la credibilità dello Stato e ricordare che, senza
credibilità, nessuna cooperazione può reggere nel tempo.
Simona Genini, deputata PLR

