Fabio Poma
Risposta al signor Bertoli
Redazione
10.09.2025 17:28

Foto: ©Chiara Zocchetti
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In un mio articolo apparso lo scorso 30 agosto sul CdT mi
chiedevo se l’ex consigliere di Stato Bertoli e la sinistra in generale si
fossero mai interrogati su quale dovrebbe essere il livello massimo di
tassazione per un benestante. Pronta è arrivata la risposta del signor Bertoli,
che ha affermato: "Certo che a sinistra ci si chiede quale
sia il grado di accettazione del peso fiscale, ma ce lo si chiede per tutti,
comprendendo nel peso fiscale anche il premio di cassa malati, che è un’imposta
diretta sulla salute, purtroppo pagata in maniera non proporzionale". Con un esempio simbolico, egli ha voluto evidenziare l’incidenza percentuale
del premio di cassa malati in una coppia con un reddito imponibile di un
milione di franchi rispetto a una con 65'000 franchi, sostenendo che
quest’ultima, tra tasse e premi, non si discosterebbe molto, in termini
percentuali, da quanto pagano i contribuenti più facoltosi. Tuttavia, Bertoli
non ha risposto alla mia precisa domanda e, peggio ancora, ha deliberatamente
lasciato incompleto il suo calcolo propagandistico. Sarebbe stato corretto
adattare la sua proiezione includendo anche il costo dell’iniziativa, stimato a
300 milioni di franchi, pari a 20 punti di moltiplicatore cantonale.
Il costo dell’iniziativa è oggi improponibile per il Ticino
Le cifre da lui esposte cambierebbero radicalmente, soprattutto per le
persone benestanti, molte delle quali non esiterebbero a lasciare il Ticino,
anche perché sanno bene che la prossima mossa della sinistra sarà quella di
voler legare i premi di cassa malati al reddito, come lo stesso Bertoli ha
proposto senza pudore nel suo articolo del 6 agosto. Per lui e per la sinistra
i ricchi sono vacche da mungere: ed è proprio per questo che non si
azzarderanno mai a fissare un’aliquota massima di tassazione, oltre la quale
anche loro la riterrebbero un’indecenza. È triste che, da ex consigliere di Stato, perfettamente a conoscenza dello
stato delle casse pubbliche e delle dinamiche partitiche che da anni
paralizzano il Governo nell’arginare una spesa crescente e incontrollata, egli
sostenga con forza l’iniziativa del 10%. Evidentemente parla più la pancia che
la testa: con un minimo di onestà intellettuale, infatti, dovrebbe riconoscere
che il costo dell’iniziativa è oggi improponibile per il Ticino. E non può
nemmeno appellarsi al cuore, perché, sempre con un minimo di onestà, dovrebbe
ammettere che tassare ulteriormente chi già versa il 40% del suo reddito
imponibile, senza contare i contributi obbligatori per AVS, AI e IPG,
rischierebbe di far fuggire i principali finanziatori delle nostre casse
pubbliche, mettendo a grosso rischio anche chi oggi gode di aiuti statali,
ossia coloro che pretende di difendere.
Il Parlamento non accetterà mai un aumento delle tasse del 10%
Un ticinese su tre beneficia dei sussidi di cassa malati e più di uno su
quattro è esente dal pagamento delle imposte. Ciò è possibile grazie
soprattutto al contributo di pochi contribuenti facoltosi, che dovremmo, al
contrario, tenere stretti. La proposta di finanziamento per coprire i 300
milioni dell’iniziativa, che non è altro che un tentativo di ridistribuzione
della ricchezza nel nostro Cantone, è puramente teorica e ingannevole. Il
Parlamento non accetterà mai un aumento delle tasse del 10%, dell’aliquota
sulla sostanza del 3,5 per mille e delle stime immobiliari del 15%, e la
sinistra ne è perfettamente cosciente. Ma anche se venissero in parte
accettate, sanno benissimo che dovranno essere accompagnate da misure di
risparmio che non potranno prescindere da tagli anche alla socialità. Sembra
non essere una loro preoccupazione, esattamente come per la 13esima AVS, per la
quale non ci si è mai chiesti seriamente come finanziarla. La realtà è che, se si limiteranno i premi al 10% dell’imponibile, i costi
della cassa malati lieviteranno ulteriormente. Già oggi vi è scarsa sensibilità
nell’uso delle prestazioni: vige il principio "io pago, dunque consumo". Con i
premi congelati, l’attenzione alla spesa diminuirebbe ulteriormente. Il
problema dei costi sanitari è strutturale e andrebbe affrontato con serietà, al
di fuori degli steccati partitici. La politica responsabile non si fa con
proclami, ma con pianificazioni fondate su valutazioni solide, ponderando
sempre opportunità e rischi.

