Santiago Storelli
Riforma OCSE. Perché ci fanno schifo i soldi dei ricchi?
Redazione
01.06.2023 15:43

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L’implementazione della tassazione minima per le imprese
multinazionali è una delle grandi svolte che, finalmente, la politica
internazionale ha avuto il coraggio di proporre e implementare. Il mondo
globalizzato ha garantito a queste imprese di potersi muovere fuori dalle
maglie del controllo statale, di operare in molte nazioni e pagare le imposte
in poche di queste. Per questo, i principali paesi nel mondo, per numero e
grandezza, si sono accordati per istituire una tassa minima del 15% sui
profitti delle multinazionali.
Questo non significa che siamo obbligati a tassare le
multinazionali con sede in Svizzera. La riforma introduce un principio estremamente
interessante per limitare le disuguaglianze fiscali tra i paesi che, detto in
maniera molto semplice, si riassume nel
seguente principio: se non li tassate voi lo facciamo noi. Questo perché
la riforma OCSE introduce il principio di una tassazione minima al 15% che, se
non riscossa dal paese in cui risiede la multinazionale, può essere riscossa
dove quest’ultima opera.
Questa importante iniziativa, però, ha dei problemi. Non per
la riforma in se e per se ma per la sua particolare implementazione in
Svizzera. All’interno del nostro paese, infatti, vive ancora il principio
totalmente ridicolo della concorrenza fiscale. L’applicazione della riforma
OCSE, che punta a eliminare sia i privilegi delle multinazionali che riescono
ed eludere la tassazione, sia la concorrenza fiscale tra i paesi, all’interno
della Svizzera esacerba la concorrenza fiscale tra i cantoni. Il parlamento,
infatti, ha scelto di ripartire i proventi della tassazione per 3/4 ai cantoni
e solo 1/4 alla Confederazione. Questo
ha permesso a cantoni come Zugo e Basilea Città, che ricevono forti introiti
dalla riforma OCSE, di annunciare tagli alle imposte di persone fisiche e
giuridiche. Qui sorge spontanea la domanda citata nel titolo: perché ci fanno
schifo i soldi dei ricchi? È evidente che la riforma OCSE avrebbe il vantaggio
di eliminare la concorrenza fiscale tra i paesi e aumentare gli introiti dovuti
alla tassazione delle multinazionali. In sostanza: più soldi che ci entrano e nessuno
da cui poter andare per pagare meno.
Questo però, non è la strada che ha scelto di seguire la
maggioranza borghese in parlamento che ha proposto un’implementazione che ha
permesso a pochissimi cantoni di annunciare sgravi alle aziende non toccate
dalla riforma. Imprese che, per la loro natura di azienda nazionale, non hanno
le stesse possibilità di “spostare la buca lettere” come potrebbe fare una
multinazionale. Il processo di delocalizzazione che dovrebbero intraprendere,
infatti, è molto più lungo e complesso e ha come principale motivazione la
riduzione dei costi di produzione.
Per la natura della riforma OCSE, che comunque porterà la
Svizzera ad adottare una tassazione minima delle multinazionali del 15%, è
quindi importante votare NO questo 18 giugno. Aspettiamo una vera proposta
d’implementazione da Berna. Una riforma che benefici tutta la Svizzera e il
Ticino e non solo i più ricchi. E, chissà, forse sarà l’occasione di parlare di
tassazione minima anche tra i cantoni.
Santiago
Storelli, membro della Gioventù Socialista

