Carmine Giuseppe Nicoletta
Riflessioni su Via Maggio: una petizione locale, un impatto cittadino
Redazione
02.05.2025 08:06

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Scrivo come cittadino di Lugano per esprimere
alcune osservazioni in merito all’articolo “Ridurre il traffico in Via
Maggio, lanciata la petizione”, relativo a una proposta che sarà presentata
al Municipio. Comprendo il desiderio di migliorare la qualità
della vita in aree urbane soggette a traffico, rumore e inquinamento. Tuttavia,
è fondamentale valutare l’impatto complessivo di certe soluzioni, soprattutto
su zone adiacenti che potrebbero subirne le conseguenze.
La proposta prevede l’obbligo di svolta a destra
da Via Maggio su Via Capelli, poi su Via al Chioso fino a Viale dei Faggi, e
infine su Via al Lido. Da lì, la svolta obbligatoria su Via la Santa
comporterebbe inevitabilmente un aumento del traffico su due vie residenziali
particolarmente delicate: Via Rava e Via Ceresio.
Queste strade attraversano quartieri densamente
abitati e frequentati da molti studenti. Vi si trovano scuole, fermate del bus
e marciapiedi stretti. Il traffico, già intenso, rischierebbe così di aumentare
ulteriormente, aggravando problemi legati alla sicurezza, alla salute e alla
qualità della vita.
In particolare, su Via Ceresio, nei pressi del
semaforo del Fola, si osservano spesso comportamenti pericolosi da parte degli
automobilisti che accelerano per superarlo prima del rosso. La recente
soppressione del presidio di sicurezza negli orari scolastici rende il
passaggio ancora più critico per i bambini.
Si parla inoltre di aumentare i parcheggi su Via
Maggio. Ma favorire la sosta veicolare contraddice l’obiettivo di migliorare la
viabilità e la sicurezza: riduce lo spazio pubblico disponibile e può
contribuire a peggiorare la congestione. È difficile parlare di “riduzione del
traffico” mentre si incentivano misure che ne favoriscono la permanenza.
Mi chiedo se queste scelte siano realmente
frutto di una visione complessiva della città, o se rispondano solo a logiche
locali. Spostare il problema da un quartiere all’altro non lo risolve.
Serve invece una visione più ampia, che miri a
ridurre il traffico di transito e promuovere alternative sostenibili come la
pedonalità, un trasporto pubblico efficiente e percorsi sicuri per bambini e
ciclisti. Ma questo richiede una pianificazione lungimirante e il coraggio di
compiere scelte strutturali.
Vivere in città significa anche condividere
spazi e responsabilità. Le decisioni urbanistiche dovrebbero nascere da
un’analisi seria dei bisogni – soprattutto dei più fragili – e da un dialogo
inclusivo con tutti i quartieri.
Forse è arrivato il momento di ispirarci alle
città europee che, con visione e determinazione, hanno puntato sulla mobilità
dolce e sulla qualità urbana. I risultati concreti e duraturi di quelle
esperienze dimostrano che è possibile.
Carmine Giuseppe Nicoletta

