Nicolò Tartini
Questi studenti antisemiti
Redazione
21.05.2024 20:38

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È
ormai notizia nota di come molte università stiano o stessero affrontando
occupazioni pacifiche di studenti che chiedono prese di posizione e azioni
concrete riguardo alla guerra in corso a Gaza. Purtroppo, solo poche università
si sono mostrate tolleranti con questi gruppi studenteschi, mentre la
stragrande maggioranza non ha impiegato molto tempo a denunciarli o farli
arrestare. Cosa scioccante? Sicuro, ma non quanto la contropropaganda messa in
moto dagli stessi atenei e ripetuta a pappagallo, se non esacerbata oltre ogni
misura, dai media.
Procederò
per punti basandomi su quanto scritto dalla maggioranza dei rettorati.
Secondo i rettori, le università sono luoghi di cultura e quindi non prendono
posizioni politiche. Un vero peccato che circa due anni fa l’associazione
ombrello delle università Svizzere (e dunque tutte le università) prese
posizione quando la Russia attaccò l’Ucraina, definendo intollerabile la
violazione del diritto internazionale da parte della Russia. Molte delle
università inoltre revisionarono le relazioni con le università russe.
Posizione coerente con il messaggio portato dalla Confederazione che
pubblicamente ancor oggi dichiara: "La Svizzera non è neutrale di fronte a
violazioni del diritto internazionale".
Ora,
come mai le università svizzere di colpo si rivelano incoerenti? Perché non
prendono posizione sulle azioni di Israele, quando la Corte Internazionale di
Giustizia ha ordinato di interrompere e prevenire ogni atto di genocidio e di
recente ha emanato un mandato di arresto a Netanyahu, e pure il Consiglio di
Sicurezza dell'ONU ha intimato la sospensione delle ostilità e l'impegno per
una tregua permanente?
Detto
fatto: i soliti interessi geopolitici.
Inoltre,
ciliegina sulla torta, chi si ribella all’egemonia di pensiero sionista è
antisemita, e chiaramente le nostre università e politici non vogliono vedersi
accollata quest’etichetta. Etichetta che è infatti immediatamente stata
affibbiata ai manifestanti, e non solo dalle società filoisraeliane ma anche
dalle università e dai giornali. Anche qui le prove del contrario sono
lampanti. Gli (ex)-occupanti delle università, nonostante siano esplicitamente
antirazzisti e pacifisti, vengono falsamente accusati di essere antisemiti. Una
delle accuse rivolte è quella di parlare ingiustamente di genocidio. Accusa
infondata?
No,
per nulla. Il rapporto degli osservatori ONU redatto dalla relatrice speciale
Francesca Albanese, parla di intenzioni genocidarie da parte israeliana, vuol
dire che pure gli osservatori ONU sono antisemiti? Sì, secondo Israele, che
appena il Segretario Generale Guterres li ha accusati di violazione del diritto
internazionale, ha negato accesso agli stessi osservatori accusandoli appunto
di antisemitismo.
Secondariamente,
gli studenti vengono definiti antisemiti perché pro-Hamas; anche qui il luogo
comune viene immediatamente fatto. In queste proteste nessuno è per Hamas,
nessuno dice che uccidere civili sia lecito, anzi si chiede proprio di
smetterla di fare una cosa simile. Ma il luogo comune è lanciato: se si è per
la pace in Palestina si è pro-Hamas, semplicemente perché per Israele non vi è
differenza, non esistono civili o militanti di Hamas, a Gaza sono tutti Hamas e
devono essere annientati.
Come
ultimo punto, gli studenti vengono accusati di scrivere e citare la frase “from
the river to the sea” (dal fiume al mare), che per Israele è antisemita. Questa
frase però si riferisce soprattutto alla liberazione della Cisgiordania in
riferimento agli accordi ONU del 1946 e non allo sterminio del popolo ebraico.
Ma ormai la storia l’avete capita: dire queste cose è antisemita.
La
cosa più triste, però, è una, e una soltanto.
Mentre
gli studenti vengono accusati di razzismo, di violazione di domicilio dalle
stesse università in cui studiano e fatti sgomberare forzatamente dalla
polizia, se non addirittura arrestare, Israele continua.
Continua
a violare il diritto internazionale, continua una guerra che le Nazioni Unite
gli hanno intimato di fermare, e di conseguenza continua a creare distruzione e
morte, tutto nel silenzio e/o complicità delle istituzioni e dei media svizzeri
che, nel migliore dei casi, anche nel loro piccolo, nulla fanno.
Nicolò Tartini, membro del Partito Comunista.

