Nicolò Ghielmini
Quando l’“equità” diventa disincentivo: No all’iniziativa del 10%!
Redazione
15.09.2025 21:09

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Nel dibattito politico attuale,
l’iniziativa socialista che propone di limitare i premi della cassa malattie al
10% del reddito si presenta come una misura di giustizia sociale. Ma dietro
l’apparente equità si cela un rischio sistemico: quello di minare la
responsabilità individuale e incentivare il disimpegno.
Per comprendere meglio le
dinamiche che potrebbero innescarsi, vale la pena ricordare una storiella
raccontata da un professore di economia ai suoi studenti. Una parabola
semplice, ma sorprendentemente efficace.
La parabola del professore
Un professore di economia, ha
cercato spesso di spiegare ai miei studenti le dinamiche che regolano gli
incentivi e i comportamenti collettivi. Una volta, però, non bastavano le
parole. Così decise di fare un esperimento.
Una sua classe
era convinta che il socialismo fosse il sistema ideale: nessuno povero, nessuno
ricco, tutti uguali. Quindi lui disse:
«Perfetto. Facciamo un
esperimento. Invece di valutare ciascuno individualmente, sommiamo tutti i voti
e li dividiamo per il numero degli studenti. Così nessuno sarà bocciato, e
nessuno avrà il voto più alto.»
Dopo il primo esame, la media fu
un 5 — un buon risultato. I più diligenti erano però delusi, mentre tra chi
aveva studiato poco regnava l’entusiasmo. Al secondo esame, i meno preparati si
impegnarono ancora meno, e anche i bravi pensarono: “Perché faticare, se il
voto è condiviso?” Il risultato fu una media appena sufficiente. Al terzo
esame, nessuno studiò più. La media fu insufficiente. Tutti bocciati.
Il professore
concluse dicendo:
«Ecco cosa succede quando si
elimina il merito. Se una parte della popolazione capisce che può ricevere
senza contribuire, e chi contribuisce capisce che il proprio impegno non viene
riconosciuto, il sistema collassa. Non per ideologia, ma per logica.»
Collegamento all’iniziativa
del PS
Questa storiella, illustra
perfettamente il rischio insito nell’iniziativa socialista. Limitare i premi
della cassa malattie al 10% del reddito può sembrare una misura equa, ma in
realtà introduce un incentivo perverso: le persone farebbero i propri calcoli e
si accorgerebbero che, riducendo il proprio reddito — ad esempio lavorando meno
o scegliendo impieghi meno retribuiti — potrebbero beneficiare maggiormente dei
sussidi per la cassa malattie (RIPAM).
Infatti, più basso è il reddito,
più velocemente si raggiunge la soglia del 10%, oltre la quale lo Stato
interviene per coprire la differenza. In pratica, chi lavora poco o guadagna
meno riceve un aiuto diretto, mentre chi lavora di più e guadagna meglio
finisce per finanziare il sistema senza riceverne alcun vantaggio. Alla fine
del mese chi per propria scelta lavora e guadagna di meno rischia d’aver di più
nel borsello di chi lavoro duro e si impegna per migliorare le proprie
condizioni di vita. Il messaggio implicito è chiaro: conviene lavorare meno per
ricevere di più.
Questo meccanismo incentiverebbe
un comportamento razionale ma profondamente dannoso: il disimpegno. Se il
sistema premia chi contribuisce meno, nel tempo sempre più persone ridurrebbero
il proprio sforzo, fino a quando non ci sarebbe più nessuno disposto a
sostenere i costi del sistema. Proprio come nella classe del professore, dove
alla fine nessuno studiava più.
L’equità non si costruisce
livellando verso il basso, ma creando un sistema che protegga i più vulnerabili
senza scoraggiare chi si impegna. Senza questo equilibrio, le casse del nostro
cantone si svuoteranno molto velocemente e qualsiasi sistema sociale smetterà
di funzionare.
Vi invito quindi di votare No all’iniziativa socialista
per il 10%!
Nicolò Ghielmini, presidente Giovani UDC Ticino

