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Primo maggio: la sfilata dei soliti «rossi» contro la realtà
Red. Online
05.05.2026 07:21

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Il primo maggio è diventato ormai una
passerella ad uso e consumo dei socialisti e dei loro soldatini, un’occasione
per imporre le proprie visioni ideologiche dimenticando il vero significato
della Festa del Lavoro. Per la sinistra, il corteo è diventato il palcoscenico
ideale per scagliarsi contro l’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni»,
confermando una distanza abissale dalla realtà dei cittadini.
La strategia dei «rossi» è chiara:
spalancare le porte a chiunque. A loro non importa se chi entra lavorerà
davvero, se si farà mantenere o se finirà per scalzare i nostri lavoratori
residenti dal mercato; l’unico obiettivo è incassare gabelle sociali per
foraggiare il sistema e riempirsi la pancia con l’assistenzialismo di Stato.
Non è difficile capire che il mondo del lavoro
svizzero è già al limite. Continuare con la politica delle porte aperte
non può che peggiorare le cose, portando inevitabilmente a un aumento della
disoccupazione locale e a un’esplosione dei costi sociali a carico di chi le
tasse le paga per davvero. In piazza, tra le bandiere rosse, troppi
preferiscono farsi mantenere da una Svizzera vista come un distributore
automatico di benessere, a disposizione di chi cerca la «bella vita»
senza dare nulla in cambio.
Bisogna tornare ai valori veri: il benessere
si conquista con il lavoro, con un’integrazione reale e non di comodo, e con il
rispetto della nostra identità. Valori che la sinistra ignora sistematicamente.
Dunque sì: 10 milioni bastano e avanzano. Anzi, per la sostenibilità del
nostro territorio e dei nostri posti di lavoro, siamo già ben oltre il limite.
Massimiliano Robbiani, Lega dei Ticinesi

