Giorgio Cassina
Prima i nostri nei posti pubblici? “Discriminatorio”
Redazione
26.04.2023 21:16

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Mi sento in dovere di condividere una
riflessione che ho maturato ieri, dopo avere letto, non senza stupore, che l’Associazione
giuristi praticanti ticinese (AGP) si dichiara contraria alla nuova direttiva
della Divisione della Giustizia del Cantone definendola “discriminatoria”. La
direttiva si pone il legittimo obbiettivo di dare la precedenza agli svizzeri e
a chi ha studiato in Svizzera, nell’ambito dell’assegnazione dei posti pubblici
per svolgere l’alunnato giudiziario (nel periodo che segue l’università) presso
autorità giudiziarie del Cantone.
Si parla ormai da anni del momento
difficile che sta vivendo il mercato del lavoro ticinese: “sovraffollato” da
frontalieri e che presenta fenomeni come il dumping salariale o il lavoro
parziale fittizio, che hanno, tra l’altro, la triste ed indiretta conseguenza
di abbassare gli stipendi ticinesi. Questo ed altri motivi (forse la politica
non vuole vederli) sono le vere ragioni per cui i giovani ticinesi che studiano
oltralpe sono sempre meno incentivati a tornare in Ticino per cercare lavoro al
termine della loro formazione.
In questo panorama desolante e non
certo attrattivo, come studente di diritto ticinese che vorrebbe tornare a
formarsi e lavorare nel nostro Cantone, ho accolto molto favorevolmente la
nuova direttiva cantonale che si pone di applicare un semplice “prima i nostri”
nell’ambito di posti PUBBLICI, molto limitati e ambiti, per svolgere l’alunnato
giudiziario.
Che uno Stato possa permettersi di
puntare prima sui propri cittadini formati e poi, in caso di necessità, su
stranieri formati, credo sia un principio semplice, razionale e sensato, che viene
peraltro applicato in qualsiasi altra nazione del mondo. Sarebbe infatti
sconsolante se il Cantone stesso non credesse nei suoi cittadini.
Secondo questa mia prospettiva, trovo quantomeno
sconfortante e triste che l’Associazione giuristi praticanti ticinese, che
pensavo volesse prima di tutto tutelare gli interessi dei giovani studenti
ticinesi, si dica espressamente contraria a questo piccolo strumento di sano
protezionismo istituito dal Cantone. Reputo personalmente ancora più infelice l’esplicita
presa di posizione dell’AGP a favore dei praticanti frontalieri con permesso G.
Ma forse mi sbaglio, fare fatica per studiare
il diritto svizzero in un’altra lingua e in Svizzera è forse diventata una
pratica sorpassata e sopravvalutata.
Da
ultimo vorrei comunque ricordare che la pratica legale nel Cantone Ticino non
richiede forzatamente un periodo di lavoro presso uffici pubblici, il che
significa che i praticanti stranieri non saranno assolutamente preclusi dallo
svolgere l’esame di avvocatura.
Giorgio Cassina, studente di diritto
presso un’università svizzera

