Paolo Ortelli
Preventivo sì o no, non è ahinoi, il vero problema
Redazione
10.12.2024 16:32

Foto: ©Chiara Zocchetti
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In questi giorni sta andando in
scena un nuovo difficile esercizio politico, quello del dibattito e delle
discussioni parlamentari per l’approvazione del preventivo cantonale 2025. Da
deputato certo sono in aula. Un momento, la sessione di fine anno sul
preventivo, che ormai anche da amici e conoscenti viene commentato con
espressioni sibilline del tipo, “che fortuna che hai” o “auguri”. Espressioni
cariche di ironia che ben esprimono la non certo invidiabile possibilità di
vivere questo tormentoso esercizio. Un esercizio, un altro, di cui certo molto onestamente
anche quest’anno, non posso certo dichiararmi fiero.
Un esercizio quello del
preventivo che purtroppo ormai da anni, troppi anni, sta presentando il conto
per dei conti del cantone certo, ma che soprattutto sembra dichiarare in modo
disarmante una crisi, ben più preoccupante importante, che è quella di
carattere istituzionale.
Insomma, un esercizio che ci
racconta di un cantone, in cui non solo i conti non tornano più, ma che si
trova in un pantano operativo, gestionale ed istituzionale. Un nuovo esercizio che
ci dice chiaramente, con la forza e di uno schiaffo bruciante, come in questa
situazione, in questa rappresentazione del paese eletta dai cittadini ticinesi
(Parlamento e Governo), non si intravvede nessuna possibilità concreta e funzionale
per immaginare un’azione politica sana in grado di affrontare il tema delle
finanze cantonali con una convergenza d’intenti e con una minima capacità di
resistere ad ogni pressione di gruppi d’interesse e parti del paese, troppo
spesso ben guidati della protesta dal sistema stesso.
Un’azione che accantoni e silenzi
personalismi, ideologie (peraltro, e sveglia, storicamente superate dalla
storia), così come la disperata e puerile tattica di distinguersi perdendo
completamente di vista l’obiettivo comune, l’obiettivo di responsabilità e di
fiducia di cui la nostra popolazione (sempre meno peraltro) ci ha investito.
È vero, oggi a caldo è la
frustrazione a prevalere (e se questo sfogo offende qualche collega me ne
scuso), e questo indipendentemente da come questo esercizio domani si
concretizzerà. Francamente poco importa se domani avremo o no un preventivo per
il 2025, se o non assisteremo a piccole vittorie di Pirro, come quella sulla
pedagogia speciale, con gruppi e/o colleghi più o meno gongolanti.
Di fatto, desolante resta la
situazione che è tutta solo concreta e conclamata impotenza, di cui ad esempio
la frammentazione parlamentare e la costante ed ormai ricorrente modalità di
disattendere, i peraltro sempre fragili e debolissimi accordi, ne sono una
delle maggiori cause.
Perché, al di là dei preventivi,
sarà solo correggendo questa attitudine perversa che potremmo sperare di avere
tra le mani l’unica e vera misura in grado di riportarci verso la
responsabilità di una gestione finanziaria di cui essere fieri. Per ritrovare
dei conti coerentemente sani, pertanto veramente a favore della socialità perché
sostenibili, e dei conti veramente a favore di cittadini e dell’economia,
perché vero concreto sostegno all’intraprendenza imprenditoriale ed individuale.
Paolo Ortelli, deputato in Gran Consiglio per il Plr

