OCST-Docenti
Posizione del Comitato OCST-Docenti sul superamento dei corsi A e B in matematica e tedesco
Redazione
16.04.2026 11:01

Foto: ©Chiara Zocchetti
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È
un dato di fatto che il sistema dei corsi A e dei corsi B in matematica e
tedesco per come si è venuto a configurare negli anni ed è attualmente visto da
allievi, famiglie e dal mondo del lavoro non è soddisfacente. La suddivisione
degli scolari in base alle prestazioni, limitata peraltro a due sole discipline
e con ripercussioni sul percorso formativo successivo, appare oggi
difficilmente giustificabile. Questo non tanto per gli esiti scolastici che produce, quanto per le
implicazioni più ampie che comporta, ad esempio, la sovrarappresentanza di
allievi con estrazioni socioculturali diverse in uno o nell’altro corso. Alla
luce di queste considerazioni, appare
condivisibile la volontà di rivedere l’attuale sistema.
Si accoglie dunque con
favore l’intenzione di investire nella scuola dell’obbligo e di promuovere una
nuova impostazione. In particolare, è apprezzabile la scelta di lasciare alle
singole sedi un margine di adattamento nell’implementazione delle nuove misure,
riconoscendo il valore delle specificità territoriali, delle culture d’istituto
e della professionalità delle comunità educanti. Questo approccio può favorire
soluzioni più aderenti ai contesti reali e sostenibili nel lungo periodo. Sarà
comunque importante monitorare le differenze tra sedi, affinché non compromettano
l’equità dell’apprendimento sul territorio.
Dai rapporti dei direttori
delle sei sedi, da quelli degli esperti delle due materie, dal Rapporto
dell’Alta scuola pedagogica di Coira e da quello del gruppo di accompagnamento emergono tuttavia alcune questioni,
confermate anche dal messaggio governativo 8666, che meritano attenzione e che devono
essere affrontate attraverso interventi mirati. Va inoltre considerato
che, dopo due anni di sperimentazione condotta in un numero limitato di sedi volontarie,
le evidenze disponibili restano ancora parziali e non consentono di trarre
conclusioni pienamente fondate su tutti gli aspetti del nuovo sistema.
In primo luogo, appare
fondamentale definire con maggiore chiarezza e condivisione i traguardi formativi attesi, in
particolare al termine della quarta media. L’assenza di una cornice univoca
comporta il rischio di proporre agli allievi obiettivi e contenuti
differenziati non solo tra istituti diversi, ma anche all’interno della stessa
classe, con una responsabilità che ricade in modo significativo sui singoli
docenti. Anche gli strumenti di rilevazione impiegati risultano incompleti: ad
esempio, nel test standardizzato svolto al termine del secondo anno di
sperimentazione alcune aree disciplinari della matematica previste nel piano
degli studi, caratterizzate da un più elevato livello di astrazione, non sono state
considerate. Mancano pertanto elementi che consentano di conoscere il grado di
competenze raggiunto dagli allievi in questi ambiti solitamente poco trattati
in quarta media nei tradizionali corsi B, diversamente da quanto accade nei
corsi A. Una cornice di riferimento comune è dunque indispensabile per
garantire coerenza nell’insegnamento e trasparenza nei confronti degli allievi
e delle famiglie.
In secondo luogo, si rende
necessario stabilire criteri di
valutazione chiari, condivisi e applicabili in modo uniforme, così da
assicurare equità e comparabilità dei risultati. I questionari e i sondaggi
effettuati dall’Alta scuola pedagogica di Coira documentano «perplessità in
merito all’equità e alla comparabilità delle valutazioni». In particolare,
l’introduzione di forme di differenziazione nella valutazione ha talvolta
generato disuguaglianze percepite e situazioni di disagio, soprattutto nei
momenti certificativi. Lo stesso messaggio
governativo dichiara infatti che la questione della valutazione in contesti
fortemente differenziati rimane aperta e richiede linee guida chiare, nonché un
solido quadro normativo di riferimento. Il rischio è in effetti
quello di sostituire criticità esistenti con nuove forme di iniquità. Ci sembra
essenziale, a questo proposito, quanto stabilito dal Rapporto 8205 di
maggioranza relativa approvato nel febbraio 2023, ovvero che la «valutazione
(…) sia unica per tutti gli allievi e basata su criteri uguali». Su questa
importante tematica la sperimentazione e il messaggio governativo non offrono
sufficienti garanzie.
Un’attenzione particolare va
inoltre rivolta agli allievi che
intendono proseguire gli studi in percorsi scolastici a tempo pieno,
quali ad esempio il liceo, la scuola cantonale di commercio o le scuole
professionali a tempo pieno. Per questi studenti si propone l’introduzione, in
terza e in quarta media, di almeno un modulo di matematica di approfondimento
centrato su contenuti ad alto livello di astrazione. La partecipazione a tali
moduli dovrebbe avvenire su base volontaria, permettendo così agli allievi di
orientare il proprio percorso in funzione delle aspirazioni e delle attitudini
personali.
In questa prospettiva,
risulta utile introdurre e valorizzare moduli
tematici opzionali, che consentano agli studenti di scegliere
consapevolmente ambiti di approfondimento disciplinare. Tale impostazione si
avvicina a modelli già elaborati in passato, fondati su un curricolo comune
affiancato da spazi di personalizzazione attraverso moduli o indirizzi
opzionali non gerarchizzati. Le esperienze maturate nell’ambito della
sperimentazione, in particolare nelle sedi che hanno adottato la variante 4,
definita «sistema degli indirizzi opzionali», indicano che questa via
può favorire una maggiore motivazione degli allievi e una più chiara
definizione degli obiettivi formativi, pur richiedendo ulteriori affinamenti
per evitare il rischio di nuove forme di selezione implicita.
Infine, si ritiene
importante monitorare con attenzione gli esiti della riforma, in particolare
osservando sin d’ora, più precisamente fra poche settimane, il rendimento degli allievi nel primo anno di
formazione post-obbligatoria. Il confronto tra le coorti coinvolte nella
sperimentazione e quelle non coinvolte può fornire indicazioni preziose per
valutare l’efficacia delle misure adottate e orientare eventuali correttivi,
consentendo decisioni fondate su evidenze più solide.
Un ulteriore aspetto da
considerare riguarda le condizioni di
lavoro dei docenti coinvolti nella codocenza. L’esperienza della
sperimentazione evidenzia come il carico di lavoro associato a questa modalità
didattica resti significativo, anche a fronte della progressiva disponibilità
di materiali didattici. In particolare, il tempo necessario per la
progettazione condivisa, il coordinamento e la valutazione non è comprimibile
oltre una certa soglia. Appare pertanto necessario prevedere un riconoscimento
adeguato in termini di sgravio orario e investire in una formazione specifica,
al fine di garantire la sostenibilità e la qualità dell’intervento didattico.
In
conclusione, lo studio condotto e la sperimentazione avviata offrono spunti di
riflessione rilevanti, seppur con alcuni limiti, legati in particolare alla
natura ancora parziale e prevalentemente qualitativa dei dati disponibili e
alla difficoltà di confrontare in modo sistematico le diverse varianti di
codocenza (come richiesto nel rapporto di maggioranza parziale del 2023).
Proprio per questo, essi rappresentano un punto di partenza utile per un confronto costruttivo, che consenta di
proseguire il processo di riforma con prudenza e responsabilità, valorizzando
le esperienze più promettenti e affrontando con decisione le criticità ancora
aperte.
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