Lorenzo Fraccaroli
Politica dell’energia, costi e alternative
Redazione
28.03.2024 10:17

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Se ne parla, va di
moda. Il Mondo, la Confederazione, il Cantone ne parlano, anche la Città ne
parla. Ma cos’altro fa?
La Confederazione si è
impegnata a livello internazionale a ridurre le proprie emissioni di gas serra
del 50% entro il 2030.
I Cantoni stanno
legiferando in questo senso promuovendo l’uso di fonti di energia rinnovabile
da un lato e riducendo gli sprechi dall’altro, per esempio costringendo a
standard sempre maggiori di isolamento termico gli edifici.
Le transizione
energetica è di fatto iniziata da tempo (era il 1990 quando la Svizzera si è
impegnata a livello internazionale), attraverso la costruzione di un castello
normativo volto a disincentivare l’uso di fonti fossili. Questo significa che
l’energia non rinnovabile in futuro costerà sempre di più per costi diretti o
indiretti.
Un’Amministrazione
Comunale lungimirante, da tempo avrebbe sviluppato un programma volto a
prevenire e tamponare gli effetti di questo processo, pilotando i propri
fornitori di energia verso una direzione coerente con i cambiamenti in atto. Di
fatto, fino ad oggi, Lugano ha dormito. Per ragioni poco chiare, ma certamente
non in favore dei propri cittadini, la città continua a permettere che un’AIL,
azienda privata a scopo di lucro e con una posizione monopolistica rispetto
alla fornitura di energia sul territorio comunale, contribuente di Muzzano,
decida le politiche energetiche del territorio secondo le proprie regole volte
alla massimizzazione del profitto. Questo ovviamente a spese nostre. Un solo
esempio: all’interno del progetto di ripavimentazione del nucleo di Sonvico, il
più grande e popoloso nucleo storico del territorio luganese, l’AIL ha deciso
di posare le condotte del gas scartando l’ipotesi di teleriscaldamento sebbene
la densità di un nucleo, con un edificio allacciato ogni 10 metri, sia la
situazione più idilliaca per questo tipo di impianti. Ed ecco che per una
scelta puramente speculativa, centinaia di nuclei familiari si troveranno per i
prossimi trent’anni ostaggi del gas fossile e delle sue fluttuazioni di prezzo,
che si spingerà inevitabilmente verso l’alto, per tasse ecologiche se non per
conflitti internazionali.
Eppure gli strumenti
ci sarebbero. La città è l’azionista di maggioranza e ciò significa che le
politiche di AIL e quelle dell’Amministrazione Pubblica non dovrebbero essere
in contrasto e che il cittadino dovrebbe esserne al centro. Il MM del 1° aprile
1999 che concerneva “la trasformazione delle AIL in SA”, parla di fine di
monopolio, di globalizzazione di liberalizzazione del mercato… In 25 anni non
abbiamo visto nulla di tutto ciò. Nessuno concorre con AIL alla fornitura di
energia e nessuno può scegliere di acquistare da un concorrente, semplicemente perché
un concorrente non esiste.
Ci è richiesto un atto
di fede per credere che AIL persegua le migliori politiche energetiche
possibili e fornisca i propri prodotti al miglior prezzo possibile. Continuiamo
a credere che la nostra libertà di scelta non abbia alcuna importanza.
Lorenzo Fraccaroli - Costituzione Radicale - Canditato CC Lugano Lista N° 12

