Amalia Mirante
PMI: Sorpresa amara nell'uovo di Pasqua
Redazione
21.04.2023 10:38

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Le piccole e medie imprese
(PMI) hanno trovato una sorpresa spiacevole nell'uovo di Pasqua: il Consiglio
Federale alza i tassi di interesse sui crediti COVID-19, a un livello compreso
tra l'1.5% e il 2%. Le condizioni economiche sono mutate in questo periodo ma
ciò non giustifica pienamente questa scelta, che potrebbe causare problemi
aggiuntivi alle PMI, in particolare nel Cantone Ticino
Il governo federale giustifica
la scelta essenzialmente in tre modi. Primo: mantenere bassi i tassi di
interesse causerebbe una distorsione del mercato, favorendo le aziende che si
sono indebitate nel 2020 rispetto a quelle attuali. È un’argomentazione debole:
i crediti COVID-19 sono stati erogati in un momento emergenziale globale per
fornire liquidità alle aziende durante il lockdown. Ciò rende inappropriati i
confronti con la situazione attuale. Sarebbe come dire che chi ha bloccato
un’ipoteca ad un tasso fisso basso oggi debba pagare di più.
La seconda giustificazione è più
stravagante e anche un po’ paternalista. A detta del Consiglio Federale
mantenere bassi tassi di interesse incentiverebbe le aziende a prolungare il
proprio indebitamento. Anche in questo caso forse il Consiglio Federale
dimentica che proprio per evitare problemi aggiuntivi legati alla restituzione
del credito, allora erano stati decisi tempi piuttosto comodi.
Infine, il Consiglio Federale
cita la necessità di coprire i costi di gestione delle banche. Questa
motivazione appare alquanto inopportuna, almeno a livello di tempistiche, alla
luce del recente mega intervento a favore di UBS nella vicenda del Credit
Suisse.
Siamo consapevoli che
l'inflazione ha determinato l'aumento dei tassi di interesse, ma perché il
Consiglio Federale non ha posticipato di un anno questa decisione, soprattutto
considerando gli incrementi dei costi che le aziende devono affrontare, come
quelli energetici, degli affitti e dei tassi di interesse sui crediti
ipotecari?
La situazione è ancora più
difficile per le aziende nel Cantone Ticino. Nel 2020 sono stati attivati oltre
12.500 crediti Covid-19 (9.1% del totale nazionale) per un totale di 1,4
miliardi di franchi (8.1% del totale). E questo non perché in Ticino siamo meno
bravi a fare azienda ma perché le condizioni strutturali e concorrenziali sono
diverse rispetto al resto della Svizzera. E a suo tempo lo era stata anche
l’incidenza del Covid.
In tutto questo cosa fa la
politica? Tace, almeno per ora. Nessuno che ha sollevato quesiti, critiche o
anche solo perplessità per questa decisione. Ciò fa sorgere il dubbio,
giustificato, che delle piccole e medie imprese molti politici si preoccupino
solo in periodo di campagna elettorale. Purtroppo, i problemi e le sfide che le
PMI devono affrontare non vanno in pausa per quattro anni, attendendo che la
politica torni a occuparsi di loro.

