Lorenzo Onderka
Più controlli, più vittime: la sicurezza stradale svizzera è da ripensare
Redazione
12.11.2025 11:08

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Nonostante
le misure siano tra le più severe d’Europa, gli incidenti mortali aumentano del
34%. È tempo di passare dalla logica della punizione alla cultura della prevenzione. L’Ufficio prevenzione
infortuni (UPI) ha lanciato un allarme: in cinque anni, le vittime della strada
in Svizzera sono aumentate del 34%, mentre in Europa sono diminuite del 12%. Un
dato preoccupante, che impone non solo nuove misure, ma anche più trasparenza e
una riflessione sincera su ciò che non sta funzionando.
L’UPI parla di “aumento drammatico”, ma non chiarisce quali categorie di utenti
siano coinvolte: automobilisti, motociclisti, ciclisti, pedoni? Giovani o
anziani? Senza questa distinzione, è impossibile capire dove intervenire
davvero. La prevenzione non può basarsi su numeri generici: servono dati
pubblici e dettagliati, capaci di guidare strategie mirate e non misure “a
pioggia”.
Prima di aggiungere nuove regole, servirebbe un po’ di umiltà
Mentre in Europa le vittime della strada diminuiscono, la Svizzera registra un
peggioramento. Perché? Forse perché altrove si investe maggiormente nella
sicurezza delle infrastrutture e in una prevenzione più intelligente? Prima di
aggiungere nuove regole, servirebbe un po’ di umiltà: guardare a chi fa meglio
e capire perché. Ripetere le stesse misure che non hanno dato risultati non è
determinazione: è ostinazione.
La Svizzera è tra i Paesi con i controlli stradali più rigidi d’Europa: radar
diffusi, limiti severi, multe pesanti e sanzioni per chi guida in modo
scorretto. Eppure, le vittime aumentano. Questo mette in discussione l’idea che
la sola repressione basti a salvare vite. È forse tempo di cambiare paradigma:
meno punizione, più prevenzione. Non si tratta di essere indulgenti, ma di
promuovere una cultura della responsabilità e del rispetto reciproco.
La sicurezza non nasce dai divieti, ma dalla consapevolezza. Solo con dati
chiari, prevenzione vera e la volontà di imparare da chi ottiene risultati
migliori potremo davvero parlare di strade sicure. E perché questo accada,
serve un impegno comune: istituzioni, forze dell’ordine, scuole e noi cittadine
e cittadini. Siamo tutti parte del problema, ma possiamo — e dobbiamo — essere
la soluzione.
Lorenzo Onderka, simpatizzante di Avanti con Ticino&Lavoro

