Carola Barchi
Pianifichiamo il futuro per uscire dalle emergenze
Redazione
19.10.2023 12:32

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Storicamente possiamo definire il tempo presente
semplicemente come un'era delle emergenze. Emergenza covid. Emergenza guerra in
Ucraina. Emergenza migratoria. Emergenza grano. Emergenza energetica. Emergenza
mancanza di chip e microprocessori. Emergenza inflazione. E poi con l'incidente
ferroviario nella galleria ferroviaria di base del Gottardo, emergenza dei
collegamenti fra Ticino e resto della Svizzera.
Affrontare tutto come delle emergenze, vuol dire
creare un'ansia collettiva che mina la nostra salute psicofisica. Se tutto
diventa emergenza, vuol dire anche che qualche errore a monte, di previsione e
pianificazione c'è stato. Da
architetto da sempre sono interessata alla pianificazione del territorio,
conscia che è meglio avere una visione d'insieme nel momento in cui si
definisce uno spazio, piuttosto che iniziare a "fare" e poi “work in
progress” cercare di rimodificare il tutto.
Il legislatore federale ha creato la legge per la
pianificazione del territorio, che il popolo ha approvato nel 2014 e ora
finalmente, dopo un lungo iter di ricorsi, può finalmente essere applicata.
Proprio quella legge può essere un valido strumento su come rimettere al centro
di tutto la pianificazione e iniziare a ragionare di come preservare territori
dall'inutile cementificazione, razionalizzare gli spazi già costruiti, pensare
adeguatamente quali servizi e come erogarli nelle zone urbanizzate, ecc.
Una pianificazione adeguata e articolata può
permetterci di prevedere quante abitazioni devono esserci in un determinato
territorio, quali servizi offrire, che tipo di mobilità organizzare, quanta
energia può essere prodotta in loco (ad esempio con impianti fotovoltaici),
quanti e quali spazi aggregativi progettare, ecc.
Pianificare vuol dire anche chiedersi se per il futuro
del nostro cantone è importante (come io credo) o meno avere un'alptransit che
colleghi il Ticino alla Lombardia e al porto di Genova. Vuol dire interrogarsi
su che ruolo può avere il nostro cantone fra nord Europa e area mediterranea.
Non solo. Quale sviluppo vogliamo? Quale economia riteniamo più interessante
incrementare, incentrata su quali settori? Quanti abitanti riteniamo possano
vivere nel nostro territorio? E di quali servizi abbisognano?
La qualità di vita della cittadinanza passerà sempre
più dalla qualità pianificatoria, sicuramente del territorio, ma anche delle
problematiche sociali, dei bisogni culturali, delle sfide economiche ed
energetiche.
Bisogna avere il coraggio di uscire da una mentalità
politica e non del “just in time" del rispondere a nuovi bisogni in modo
raffazzonato e improvvisato, di non avere mai una visione d'insieme e dare
troppo spazio al “laissez faire” illudendosi che sia una bella scorciatoia alle
problematiche.
La pianificazione quanto la politica sono mondi che
devono avere una capacità prospettica, darsi dei criteri e degli obiettivi,
appoggiarsi su dei valori e principi e operare delle scelte. Per poi procedere
per passi e livelli di attuazione di quello che si è pensato e progettato.
Fuori da questa metodologia abbiamo solo propaganda e improvvisazione, che crea
emergenze e ansia nella cittadinanza.
Pianificare non è nient'altro che immaginare e
progettare il futuro, senza che esso diventi un'emergenza permanente.
Carola Barchi, candidata al Consiglio nazionale per
LEA-Plrt, lista 5, candidata 1

