Andrea Sanvido
Per un dibattito normale, ma con cognizione di causa, sul lupo
Redazione
04.09.2024 08:27

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Le predazioni
avvenute nelle ultime settimane hanno rilanciato il dibattito sulla questione
del lupo. Scintille, che dimostrano come la materia esplosiva si accumula. Spesso
sono le posizioni di chi attacca e chi difende il lupo a spada tratta a
risaltare nelle discussioni, c’è però un’enorme terra di mezzo a cui viene dato
poco risalto. Il risultato è che trovare soluzioni pratiche diventa difficile,
rinfocolando l’esasperazione di chi si trova a pagarne le conseguenze
direttamente sulla propria pelle. Il lupo va prima di tutto normalizzato:
ovvero giudicato per quello che è, quello che fa e le sue conseguenze per
l’esistente, positive e negative. Quali ripercussioni hanno la sua presenza e
gli attacchi per agricoltori e alpeggi, quali misure possono adottare e quali
no? La gestione del lupo è problematica. Prendiamo i capi dispersi in seguito
ad un attacco: nessun indennizzo è riconosciuto. Come Gran Consiglio abbiamo
una mozione pendente, non accettata dal Governo, perché vengano considerati
almeno per i risarcimenti, ma i tempi e i risultati della politica hanno regole
proprie. La Strategia lupo Svizzera permette l’indennizzo: pertanto si poteva
adottare tale misura ma si è scelto un’interpretazione al ribasso, penalizzante
per le persone colpite. Nemmeno gli animali che erano presenti prima della
predazione -pensiamo alle capre che vanno munte quotidianamente- e scompaiono
subito dopo vengono indennizzati.
Il “danno rilevante” per un eventuale abbattimento è anch’esso molto problematico.
È difficile equiparare la singola predazione di più capi, solitamente in un
recinto durante la notte, e lo stillicidio di più mesi in un alpeggio, come
avvenuto nel caso di Nimi e Gordevio o in Valle Maggia. Il logoramento continuo
e psicologico, la paura ad addormentarsi ogni notte per l’angoscia, il
sentimento di impotenza e nessuna misura intermedia come l’intervento dei
guardiacaccia con tiri dissuasivi in luoghi dove le predazioni si susseguono
imperterrite, hanno un impatto finale ben più rilevante e devastante sui proprietari
degli animali. Inoltre, la necessità di attribuire ai singoli lupi della coppia
(sempre a Nimi e Gordevio) le rispettive vittime per poter eventualmente
intervenire, sempre che i campioni di DNA lo permettano, rende il dramma
grottesco. Una freddezza burocratica che si vuole scientifica. Serve un
dibattito normale, con soluzioni efficaci e comprensibili, se non condivise.
Altrimenti si avvereranno solo gli scenari peggiori per il settore
dell’allevamento ticinese, che pian piano sta già perdendo pezzi a causa
proprio del lupo e di niente altro.
Andrea Sanvido, deputato Lega dei Ticinesi

