Massimo Bartolini
PECC, un’occasione persa: la destra ticinese condanna il Cantone alla dipendenza dalle fossili
Redazione
19.09.2026 12:15

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Il Gran Consiglio ha recentemente votato l’attuazione del Piano Energetico Climatico Cantonale (PECC). Un voto che si è trasformato nell’ennesima occasione persa. La maggioranza composta da PLR, Lega, UDC e Avanti con Ticino&Lavoro ha letteralmente snaturato il piano, stralciando proprio le misure chiave per affrancare il Ticino dalla dipendenza dalle energie fossili.
Durante il dibattito parlamentare, i contrari hanno sollevato argomentazioni facilmente smentibili, agitando lo spauracchio dei costi che sarebbero ricaduti interamente sul ceto medio e alludendo a un fantomatico obbligo generalizzato di installare pannelli solari.
La realtà dei fatti è ben diversa, ed è scritta nel testo del PECC: l’obbligo di copertura fotovoltaica era mirato unicamente alla metà dei grandi stabili sopra i 300 mq entro il 2045 (sia pubblici che privati, inclusi capannoni industriali, grandi condomini o ville di ampie dimensioni).
Davanti a questa disinformazione basata sulla paura, le spiegazioni sono solo due: o i contrari non hanno letto e compreso il PECC, oppure hanno agito in totale malafede, ergendosi a finti protettori del ceto medio per difendere ben altri interessi.
I benefici economici ignorati dalla maggioranza
Ciò che la destra ha omesso di dire è che questo obbligo avrebbe generato un enorme indotto economico per il nostro Cantone, creando posti di lavoro qualificati, nuove competenze professionali, l'ammodernamento del parco immobiliare e un incremento del valore degli edifici nel tempo.
Per quanto riguarda le abitazioni private, l’obbligo sarebbe scattato unicamente in caso di rifacimento totale del tetto. Inoltre, chi installa il fotovoltaico non è solo: può beneficiare di importanti incentivi Federali e Cantonali. Senza contare che i principali istituti bancari (come Banca Stato, UBS, Raiffeisen e Banca Cler) offrono modelli di "Ipoteca Green" con tassi agevolati. Riqualificare l'immobile ne aumenta il valore venale, permettendo alle banche di ricalcolare il grado di anticipo (fino all'80% del valore del fondo) e garantendo ai proprietari la liquidità necessaria per l'investimento.
Anche la retorica sugli affitti non regge: per gli edifici a reddito, solo una minima parte dei costi sarebbe ricaduta sugli inquilini, i quali avrebbero comunque beneficiato di energia pulita e gratuita. Basti pensare che un impianto standard di appena 20 mq è in grado di coprire l’80% del fabbisogno annuo di una casa unifamiliare.
Il paradosso dei numeri
Mentre la destra parlamentare agita lo spauracchio dei costi di transizione, i dati reali sui prezzi dell'energia in Ticino nell'ultimo anno raccontano una verità diametralmente opposta. Chi è rimasto legato alle vecchie fonti fossili sta subendo una vera e propria stangata, trainata dai conflitti internazionali. Chi invece ha investito nei pannelli fotovoltaici vede la redditività della propria energia in eccesso letteralmente decollare.
Il confronto tra i rincari subiti dalle famiglie e l'aumento dei guadagni per chi produce energia pulita è impietoso: Gasolio da riscaldamento +39,5%, Diesel +33%, Benzina +25,7%, Gas +2,5%, contro un aumento della remunerazione dell’energia con un +77,1% a beneficio di chi la produce e la rivende oltre all’uso personale.
I numeri non mentono. Un impianto solare sul tetto non è una spesa a fondo perduto come vuol far credere la maggioranza PLR-Lega-UDC-Avanti, ma un vero e proprio "scudo" finanziario.
Con una remunerazione minima protetta a 6 centesimi e picchi di riacquisto di mercato che oggi superano i 10 centesimi (registrando un balzo del +77.1% per i piccoli produttori privati), l'energia in eccesso si sta trasformando in una rendita solida. Al contrario, ogni litro di gasolio comprato a prezzo d'oro (+39.5%) rappresenta un capitale ticinese che vola all'estero per foraggiare le multinazionali del petrolio.
Un veto che pesa sulle tasche di cittadini e aziende
La scelta di PLR, Lega, UDC e Avanti di bocciare questa parte fondamentale del PECC non fa altro che prolungare la nostra sottomissione alle energie fossili. Mentre i prezzi del diesel e del combustibile toccano picchi record a causa delle tensioni internazionali, la destra ticinese ha messo il veto su una strategia che avrebbe garantito energia pulita a costo zero e la possibilità di rivendere l’eccedenza alle aziende elettriche locali. Una decisione miope che, proprio in questo periodo storico, pesa drammaticamente sulle tasche di aziende, servizi e cittadini, non dimentichiamo che un impianto fotovoltaico casalingo permette anche di viaggiare gratis con la propria auto elettrica.
Una scelta ideologica che ci lascia vulnerabili agli sbalzi del mercato globale e rimanda ancora una volta il futuro energetico del Ticino.
Massimo Bartolini, membro di comitato PVL Ticino

