Massimiliano Ay
Patriottismo e neo-liberismo sono antitetici!
Redazione
05.10.2023 19:11

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A
volte, ironicamente, mi è stato detto che fra l’UDC e il Partito Comunista vi
sarebbero varie affinità poiché entrambi contrari all’UE e alla NATO e a favore
della neutralità. Effettivamente sono temi dirimenti, di centrale importanza
per il futuro della Svizzera, e il PC ha dimostrato più volte di avere una sua
indipendenza e un approccio pragmatico e sobrio, che non solo evita di usare
una retorica pomposa atta a demonizzare come “fascista” chiunque si ritenga
patriottico, ma che sa riconoscere anche i meriti degli avversari. La nostra
identità di sinistra è nota: non abbiamo bisogno di sventolarla bambinescamente
in ogni tempo e in ogni dove. Anzi la mettiamo al servizio della costruzione di
maggioranza che facciano avanzare i diritti sociali.
Ciò
detto, occorre però anche ribadire quanto divide il PC dall’UDC, e non mi
riferisco ovviamente alla storia della “guerra fredda” o ai massimi sistemi
ideologici fra comunismo e capitalismo. Non si tratta di fare polemica fine a
se stessa, ma il Paese per progredire ha bisogno di franchezza. Non si potrà
infatti salvare la neutralità se non si è coerenti contro l’UE e la NATO; e non
si potrà salvare nemmeno la nostra sovranità nazionale se si favorisce
l’individualismo esasperato e si fomenta la guerra fra poveri. Facciamo degli
esempi…
La
ministra della sanità di Zurigo, l’UDC Natalie Rickli, ha proposto di abolire
l’assicurazione malattia obbligatoria. Se questa sciagura si avverasse, la
Svizzera diventerebbe come gli USA: i ricchi potranno curarsi, i poveri no! E
questo sarebbe “patriottismo”? Dividere la popolazione fra chi può pagarsi un
ricovero e chi no sarebbe degno dei valori confederali? Al posto di proporre
una strategia per rendere più equo l’accesso alla sanità, impedire alle casse
malati private di fare profitti sulle spalle dei pazienti, e soprattutto
impedire la nascita di una sanità a due velocità, l’UDC si schiera solo coi
ricchi. E fa male, perché i ricchi sono la classe sociale più privilegiata e
quindi anche più cosmopolita!
Ma
non finisce qui. L’UDC insiste sulla neutralità, e fa bene. Ma poi il loro
capogruppo in Gran Consiglio si dice a favore della sanzioni dell’UE alla
Russia (sanzioni che non abbiamo imposto però agli USA, quando invadevano mezzo
mondo). L’UDC nel 2003 dopo averne detto peste e corna, votò a favore della
riforma di Esercito XXI (impostaci dalla NATO); e oggi accetta la spesa
miliardaria per gli F-35 che, benché pagati da noi, resteranno vincolati alla
NATO e che per volare devono sottostare all’Ok di un governo straniero!
L’UDC
insiste sull’anti-europeismo, e fa bene. Ma poi vi sono imprenditori legati
all’UDC che, alla faccia del “prima i nostri”, assumono frontalieri favorendo
il dumping e coperti dal partito schierato contro i salari minimi. E a Berna
l’UDC emerge forse per patriottismo quando vota a favore delle privatizzazioni
dei servizi pubblici o delle liberalizzazioni economiche come previste dall’UE
e a tutto vantaggio dei manager europei che hanno smantellato le ex-regie
federali? Che razza di anti-europeismo sarebbe quello che attua il peggio
dell’UE cambiandone solo l’etichetta?
In
conclusione: non si può essere sia neo-liberisti sia patrioti! Il primo
elemento, basato sul “meno Stato” e su misure di austerità, dando priorità al
profitto individuale, disgrega il senso di comunità e di solidarietà nazionale
che dovrebbe caratterizzare il secondo elemento.
Ecco
perché la lista “No UE – No NATO” promossa dal Partito Comunista si colloca
fuori dal sistema: è una lista certamente alternativa a una sinistra
rosso-verde europeista e globalista che vuole inviare armi a un paese in guerra
schierandoci in un conflitto; ma è anche alternativa a una destra nazionalista,
incoerente, che parla sì a favore della neutralità ma che non difende il lavoro
perché mette i salariati in concorrenza fra loro e che, indebolendo il ruolo
della Confederazione nell’economia e anzi – vedi decreto Morisoli – spingendo
verso la diminuzione di servizi pubblici alle fasce meno favorite crea così più
divisioni nella comunità.
Massimiliano Ay, candidato al Consiglio degli Stati e al Consiglio Nazionale per la lista 13 “No UE – No NATO”

