Maria Pia Ambrosetti
Obbligo vaccinale, sanzioni e libertà decisionale: perché serve una riflessione
Redazione
27.02.2026 10:15

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Negli ultimi mesi l’attenzione pubblica si è concentrata
sul progetto di legge del Canton San Gallo, che prevede sanzioni fino a 20’000
franchi in caso di inadempienza a un obbligo vaccinale, tema che ha suscitato
un ampio dibattito.
Meno noto è però quanto già previsto in altri Cantoni. In
Ticino, la legislazione sanitaria vigente consente al Consiglio di Stato di
dichiarare obbligatorie le vaccinazioni e prevede sanzioni che, nei casi gravi
e intenzionali, possono arrivare fino a 500’000 franchi. Una soglia
particolarmente elevata, di cui si discute poco ma che incide in modo
significativo sul rapporto tra Stato e cittadino.
Il quadro svizzero è disomogeneo: vi sono Cantoni che non
prevedono alcun obbligo vaccinale (AG,
AI, BE, BS, GL, OW, SZ, TG, UR), altri che lo contemplano senza sanzioni esplicite
(FR, GE, GR, JU, LU, NE, NW,
SO) e
altri ancora che dispongono multe rilevanti (AR, BL, SG non ancora in vigore,
SH non ancora in vigore, TI, VD, VS, ZG, ZH). In diversi Cantoni sono in corso
revisioni delle rispettive leggi sanitarie.
Oltre agli aspetti sanzionatori, la questione tocca un
principio fondamentale della convivenza civile: la libertà decisionale dei
cittadini in materia di salute. In Svizzera, la scelta di sottoporsi a una
vaccinazione è storicamente considerata una decisione individuale e
responsabile. Il diritto federale indica che nessuno può essere vaccinato
contro la propria volontà; ogni restrizione ai diritti individuali deve essere
giustificata da una base legale, da un interesse pubblico e dalla
proporzionalità della misura rispetto allo scopo perseguito.
Proprio per questo la revisione in corso della Legge
federale sulle epidemie (LEp) assume un’importanza determinante. La LEp
disciplina le condizioni in cui possono essere imposti obblighi vaccinali, ma
la revisione attuale — che il governo ha trasmesso al Parlamento — ribadisce
l’assenza di un obbligo vaccinale generale e si concentra su coordinamento,
prevenzione e pianificazione di crisi sanitarie, senza modificare radicalmente
lo status di libertà decisionale.
Obblighi vaccinali e sanzioni sollevano quindi vari
interrogativi, tanto più che, ricordiamolo, i vaccini non immunizzano! Fino a
che punto uno Stato può imporre misure che incidono sulla libertà personale?
Qual è il confine tra tutela della salute collettiva e rispetto delle scelte
individuali? Come si concilia una misura sanzionatoria con il principio etico
dell’autodeterminazione?
La mozione
presentata nei giorni scorsi in Ticino si inserisce proprio in questa cornice.
Chiede che il quadro normativo cantonale tenga conto in modo esplicito del
valore della libertà decisionale individuale, insieme a criteri chiari su
limiti, responsabilità e strumenti di garanzia. Quando si prevedono sanzioni di
tale portata, non si tratta più di un semplice dettaglio amministrativo, ma di
un tema che tocca la legittimazione delle regole nella nostra comunità
politica.
Richiamare la libertà decisionale — anche nel contesto
della protezione della salute pubblica — non significa indebolire la
prevenzione: significa garantire legittimità, trasparenza e accettazione
sociale. In democrazia, è proprio questo equilibrio tra responsabilità
collettiva e libertà personale che definisce la qualità delle nostre leggi e
delle nostre istituzioni.
Maria Pia Ambrosetti - Granconsigliera per HelvEthica Ticino

