Roberta Soldati
Obblighi, burocrazia e ingerenza dello Stato
Redazione
16.06.2023 09:13

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Nelle
ultime settimane i fautori della legge sul clima hanno tentato di rassicurarci
che in essa non è contenuto nessun obbligo o divieto.
Nulla
di più sbagliato! Basta prendere il testo posto in votazione, e già nei primi
articoli si legge: “entro il 2050 tutte le imprese devono presentare un saldo
netto delle emissioni pari a zero.” Che se ne voglia dire, questo è chiaramente
un obbligo. Si legge ancora: “alle imprese che elaborano un progetto entro il
2029 la Confederazione mette a disposizione documenti e consulenza.” Questo
significa porre a carico delle ditte ulteriore burocrazia, rabbonendole con la
promessa di incentivi, che non andranno certo a coprire tutti i costi che esse
dovranno sopportare per la transizione energetica. Le nostre PMI, che
costituiscono il tessuto economico del nostro Cantone, verranno ulteriormente
messe sotto pressione, con il rischio che alcune delocalizzeranno la loro
produzione, con conseguenti perdite di posti di lavoro. I funzionari che hanno
elaborato la Legge sul clima non si sono sognati di mettersi nei panni
dell’imprenditore, il quale in modo pragmatico si chiede: quali costi dovrò
sobbarcarmi? In quali sanzioni incorrerò se non raggiungerò gli obiettivi posti
dalla legge? (pacifico che in essa non siano contemplate, altrimenti il NO
sarebbe stato plebiscitato, ma da qualche parte esse saranno certamente
nascoste). Gli obiettivi posti nella legge sono compatibili con il successo
economico?
Continuando
a correre il testo si legge: “la Confederazione provvede affinché la piazza
finanziaria svizzera contribuisca in modo efficace ad uno sviluppo a basse
emissioni. Il Consiglio Federale può concludere con i settori finanziari
convenzioni che orientano i flussi finanziari verso investimenti rispettosi del
clima”. A qualsiasi persona di pensiero liberale questo articolo dovrebbe fare
rabbrividire, poiché conferisce allo Stato il diritto di intromettersi negli
affari privati degli istituti e di dare loro delle direttive vincolanti.
Questa
legge, se approvata, è molto pericolosa e avrà delle conseguenze molto
importanti, poiché, sempre scorrendo i vari articoli, si legge che gli atti
normativi federali, fra i quali le finanze, dovranno essere rivisti in funzione
degli obiettivi posti dalla Legge sul clima. Non illudiamoci dunque che non
verranno introdotte nuove tasse per fare fronte ai miliardi che verranno spesi
a causa di questa legge. I funzionari di Berna sono stati abbastanza furbi da
non prevedere esplicitamente delle nuove tasse, ma con il contenuto di questo
articolo si arrogano il diritto di farlo. Come al solito sarà il ceto medio e
le PMI ad essere chiamati alla cassa.
Al di
là dei proclami dogmatici, questa legge nasconde (mica tanto): obblighi, burocrazia
e una pericolosa ingerenza dello Stato. Basta leggere il testo.
Votiamo dunque un deciso NO il prossimo 18 giugno 2023.
Votiamo dunque un deciso NO il prossimo 18 giugno 2023.
Roberta
Soldati - Deputata
UDC in gran consiglio

