Shabnam Mazidi
Nowruz: più antico di ogni impero
Redazione
20.03.2026 19:14

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Nowruz
è il simbolo del cambiamento. È il simbolo della vittoria della luce sulle
tenebre.
È il
momento dell’anno in cui luce e oscurità si incontrano; con la luce che avanza.
È in quell’istante preciso che nasce Nowruz. Un giorno nuovo, una nuova
possibilità, una nuova speranza.
Nowruz
si celebra all’inizio della primavera e significa, letteralmente, “giorno
nuovo”. È l’antico Capodanno persiano, celebrato non solo in Iran, ma anche in
paesi come il Tagikistan, l’Afghanistan e l’Azerbaigian.
Ma
Nowruz non è soltanto una festa. È una memoria viva, con oltre tremila anni di
storia. Esiste da prima dell’Islam, prima di molte religioni, prima di grandi
civiltà. Dalle sue radici zoroastriane fino a oggi, ha attraversato imperi,
confini, guerre e trasformazioni, senza mai perdere la propria essenza.
Ogni
anno ritorna, silenzioso ma potente, a ricordarci che nulla è eterno. Né
l’inverno, né l’oscurità.
Nowruz
è un invito a lasciare andare ciò che non serve più, a fare spazio, a
ricominciare anche quando sembra difficile.
La
tradizione della khaneh-takani, la pulizia della casa, la tavola preparata con
cura, le visite ai parenti, l’incontro con gli anziani, i doni ai più piccoli,
il cibo condiviso. Sono gesti semplici che custodiscono un messaggio profondo:
continuare a vivere, continuare a sperare.
Nowruz
inizia esattamente nel momento dell’equinozio di primavera, quando il Sole
attraversa l’equatore celeste e il giorno e la notte si equivalgono. Questo
evento si verifica ogni anno tra il 20 e il 21 marzo.
Gli
antichi persiani erano straordinari osservatori del cielo e riuscivano a
calcolare questo istante con sorprendente precisione, molto prima delle
tecnologie moderne.
Il
calendario solare hijri (Hijri Shamsi), utilizzato ancora oggi, si basa proprio
su questo momento reale. Grazie alla sua struttura astronomica, è considerato
uno dei calendari più precisi al mondo e per certi aspetti persino più accurato
del calendario gregoriano.
Nel
XI secolo, fu riformato e sistematizzato dal grande scienziato persiano Omar
Khayyam, consolidandone ulteriormente la precisione.
Al
centro delle celebrazioni c’è la tavola del Nowruz, composta da sette elementi
che iniziano con la lettera “S” in persiano.
Ognuno
porta con sé un significato simbolico:
·
Sabzeh (germogli) → rinascita, crescita, vita
·
Sib (mela) → bellezza e salute
·
Senjed → amore e affetto
·
Sir (aglio) → protezione e guarigione
·
Samanù → forza e abbondanza
·
Serkeh (aceto) → pazienza e saggezza
·
Sumaq (sommacco) → l’alba, la vittoria della luce sulle tenebre
Non
è soltanto una tradizione. È un linguaggio simbolico che parla di speranza.
Eppure,
il Nowruz di quest’anno arriva accompagnato da dolore. Vite spezzate per il
desiderio di libertà. Speranze interrotte. Famiglie divise, cuori lontani da
casa, sospesi nell’incertezza.
Molte
famiglie iraniane accolgono il nuovo anno con il vuoto lasciato dai propri
cari.
Milioni
di persone celebrano questo Nowruz tra crisi, pressione e paura.
E
tuttavia, la speranza resiste. La speranza che l’inverno finisca e la primavera
arrivi.
Che
la luce, ancora una volta, prevalga sulle tenebre. Che giorni migliori siano in
cammino.
È
proprio qui che il Nowruz assume il suo significato più profondo. Perché anche
nelle difficoltà, qualcosa resiste. Qualcosa cresce. Qualcosa rinasce.
Forse
è questo il suo vero insegnamento: non ignorare l’oscurità, ma scegliere la
luce. Non aspettare condizioni perfette, ma iniziare da dove si è.
Per
chi festeggia con gioia e per chi celebra con un nodo alla gola, questo nuovo
inizio appartiene a tutti. Perché la primavera non chiede il permesso. Arriva e
porta sempre con sé la promessa di un nuovo inizio.
Buon
Nowruz.
Shabnam Mazidi

