Fabio Cameroni
Non vogliamo perdere investimenti e posti di lavoro
Redazione
04.02.2026 12:42

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L’iniziativa antidumping dell’MPS “Rispetto per i diritti di
chi lavora!” viene presentata come una misura a favore dei lavoratori, ma in
realtà rischia di danneggiare proprio chi lavora. Il pericolo più grave è
quello di mettere in difficoltà le aziende e, di conseguenza, di mettere a
rischio posti di lavoro reali, non teorici.
Il tessuto economico ticinese è composto in gran parte da
piccole e medie imprese, spesso con margini molto ridotti. Queste aziende non
dispongono di uffici amministrativi dedicati: ogni nuova procedura burocratica
significa tempo sottratto al lavoro produttivo.
L’iniziativa obbliga a notificare ogni singolo contratto, ogni modifica, ogni
scioglimento, oltre ai contratti già esistenti. Un carico amministrativo
enorme, ripetitivo e senza alcun impatto reale sui salari. Per una PMI
significa ore di lavoro perse, costi aggiuntivi, minore capacità di
concentrarsi su clienti, investimenti, qualità.
A questo si aggiunge il peso per lo Stato: oltre 160 nuovi
ispettori da assumere, per una spesa superiore ai 18 milioni di franchi
all’anno. Una cifra che inevitabilmente finirà in nuove tasse, nuovi tagli o
nuove pressioni sulle imprese. Quando lo Stato diventa più costoso, il settore
privato diventa più fragile.
Il risultato è prevedibile: meno competitività e più
incertezza.
Le aziende che possono investire altrove lo faranno. Quelle che oggi stanno
valutando se crescere o assumere personale potrebbero rinunciare. Ogni freno
burocratico è un freno all’occupazione.
In un mercato come il nostro, dove la concorrenza
internazionale e intercantonale è fortissima, introdurre un sistema di
controllo massivo e unico in Svizzera significa rendere il Ticino un luogo meno
attrattivo per lavorare e produrre. E se un territorio diventa meno attrattivo,
perde aziende. E quando perde aziende, perde posti di lavoro.
Il paradosso è evidente: un’iniziativa che pretende di
difendere i lavoratori rischia di mettere in pericolo proprio la loro
stabilità. Perché quando un’impresa è soffocata da costi e burocrazia, non può
creare occupazione. E se non può creare occupazione, prima o poi sarà costretta
a tagliarla.
Per proteggere davvero i posti di lavoro, questa iniziativa
va respinta. Votiamo quindi no il prossimo 8 marzo!
Fabio
Cameroni, Presidente di AM Suisse
Ticino

