Evaristo Roncelli
Non è un Ticino per chi è cresciuto in Ticino
Redazione
11.09.2025 14:17

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Oggi l’Ufficio di statistica ha
pubblicato il Notiziario statistico Ustat: Popolazione residente permanente,
Ticino, 2024. A prima vista, i dati sembrano rassicuranti: la popolazione
aumenta di 1.183 persone rispetto al 2023. Ma basta grattare la superficie per
scoprire che questo “più” non è affatto una buona notizia. È come riempire una
vasca bucata: l’acqua entra, ma scappa da sotto.
Le nascite calano ancora, i
decessi restano alti. Il saldo naturale è negativo per il terzo anno
consecutivo. La crescita arriva solo dall’immigrazione: giovani dalla Lombardia
e pensionati dalla Svizzera tedesca. Intanto, centinaia di ragazzi cresciuti in
Ticino fanno le valigie per la Svizzera interna, attratti da stipendi migliori
e prospettive più stabili. E non finisce qui: anche molti pensionati ticinesi
scelgono di trasferirsi all’estero, perché con le rendite che hanno qui non
riescono più a far quadrare i conti.
Il risultato? Un Ticino che
cresce di numero, ma soprattutto di capelli bianchi: quasi un quarto della
popolazione ha superato i 65 anni. Un Cantone che rischia di svuotarsi delle
sue energie migliori, come una squadra di calcio che perde tutti gli attaccanti
e resta solo con i difensori: puoi reggere per un po’, ma senza chi segna, la
partita è persa.
E qui arriva la parte più
difficile da digerire: il Consiglio di Stato sembra non avere un piano. Nessuna
strategia di attrattività territoriale, nessuna politica che spinga i giovani a
restare o tornare, nessuna visione per sostenere chi vuole fare famiglia. È
come se la casa stesse bruciando piano piano e chi dovrebbe chiamare i pompieri
guardasse il fumo dalla finestra.
Se non invertiamo la rotta, il
rischio è trasformare il nostro Cantone in un dormitorio o, peggio, in una
grande casa di riposo. Servono coraggio, idee nuove e scelte concrete per dare
ai nostri figli un motivo per restare.
Evaristo Roncelli, gran
consigliere Avanti con Ticino&Lavoro

