Christian Fini
Non è la terra di nessuno
Redazione
11.12.2022 12:49

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In Ticino a mio modo di vedere convivono
due complessi: quello del ‘tanto non si può fare nulla’, e talvolta quello dell'inferiorità.
Questi due aspetti caratteriali sono alimentati dall'idea che determinate cose
e fatti succedono solo a noi. Solo a noi perché siamo un Cantone di frontiera,
solo a noi perché siamo "italofoni", solo a noi perché tanto cosa
vuoi che ne capiscano Oltralpe dei nostri problemi. Insomma, diciamocelo chiaro,
una dote innata all'autocommiserazione.
Ma questa peculiarità è dovuta solo
al pensiero del singolo che poi diventa accezione comune? Non credo. Una certa
politica ci ha sempre abituato ad auto etichettarci come un cantone disgraziato,
senza futuro, che può solo inveire contro Berna e leccarsi le ferite, perché
tanto siamo nella "terra nullius" (la terra che non appartiene a
nessuno).
Allora vi faccio una semplice
domanda, avete mai visitato il Centro di Calcolo di Lugano, l'Istituto delle
molle per l'intelligenza artificiale a Manno, oppure l'Istituto di Ricerche
Biomediche di Bellinzona, il polo farmaceutico, il Centro per la mobilità
sostenibile, tanto per citare alcuni esempi? Ognuno nel proprio campo vero e
proprio fiore all'occhiello della ricerca e dello studio applicato ticinese. Senza
poi dimenticare le start up innovative, le aziende specializzate di lunga
tradizione, la filiera del legno, la rete agroalimentare o vitivinicola del
nostro territorio. Simboli di quel Ticino che invece ha voglia di fare, che
funziona, che ce la fa ed è riconosciuto.
Un Ticino che ce l'ha fatta anche
grazie a quei valori di determinazione, progettualità e serietà, e non di certo
per le commiserazioni di coloro che hanno sempre ululato alla luna, subendone poi
gli influssi nei progetti irrealizzabili ma ben vicini alla pancia delle
persone.
Perché una cosa va detta, i nostri
cittadini sono disposti anche a fare sacrifici, e in questi ultimi anni ne
hanno fatti parecchi, ma vogliono anche vedere dei risultati tangibili, come ad
esempio un lavoro qualificato, una maggiore qualità di vita, meno burocrazia e
una sanità non troppo onerosa. Si può fare di più e migliorare? Certo, ma con progetti
realizzabili con proposte concrete. Non possiamo sempre chiedere loro di
stringere la cinta e bucarsi le tasche dei pantaloni per poi ricevere una pacca
sulla spalla e nulla più.
Il pessimismo inculcato negli ultimi
anni, che associo al buio della notte, dovrebbe essere rischiarato anche da chi
come noi fa politica.
Il prossimo aprile saremo chiamati ad
esprimerci sulla classe politica che dovrà governare il Ticino per i prossimi
quattro anni. E sono sicuro che sapremo scegliere. Perché non possiamo più
pensare di dipingere i ticinesi come l'asino carducciano, totalmente assente ed
empatico davanti a ciò che avverrà. Perché non è così. C'è stato un risveglio e
lo si è sentito con echi chiari e distinti durante le ultime Elezioni comunali.
Torniamo ad essere protagonisti, con coraggio, dedizione e progettualità. A mio
modo di vedere dovrebbe essere questo il senso dello Stato e lo zenit di chi ci
rappresenta.
Christian Fini, Presidente PLR
Gravesano e candidato al Gran Consiglio

