Patto per il Nord
«Non cadete nella trappola Di Roma. Il Ticino non diventi il terzo complice di uno sgarbo istituzionale»
Redazione
19.02.2026 10:14

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«Ho letto con
grande preoccupazione della mozione interpartitica presentata in Gran Consiglio
da PLR, Centro, Lega e UDC che chiede il blocco dei ristorni come ritorsione alla
'tassa sulla salute'. Comprendo l'esasperazione ticinese di fronte a una misura
italiana unilaterale e pasticciata, ma invito la politica cantonale a non
commettere lo stesso errore: rispondere a una violazione con un'altra
violazione non fa che alimentare il caos, danneggiando l'economia di frontiera
che lega indissolubilmente i nostri territori.» Così il valtellinese Jonny
Crosio, Vice Segretario Federale del Patto per il Nord, già Senatore della Repubblica,
interviene nel dibattito che sta infiammando la politica ticinese, dopo la
notizia della mozione firmata dai capigruppo Speziali, Dadò, Piccaluga e
Bühler. «Il Governo italiano ha violato un accordo internazionale e la
propria Costituzione introducendo questa tassa iniqua. La Regione Lombardia si
è resa complice di questo sgarbo istituzionale nel tentativo maldestro di fare cassa,»
incalza Crosio. «Ora il Ticino rischia di diventare il terzo complice di
questo disastro diplomatico. Se il Cantone bloccasse i ristorni, si porrebbe
sullo stesso piano di illegalità di Roma, violando a sua volta i trattati
internazionali. È un sentiero pericoloso che legittimerebbe ex post le follie
romane, scatenando una guerra di carte bollate dove a perdere saranno solo le
nostre imprese e i lavoratori».
Per il Patto per il Nord, la soluzione non è il muro contro
muro, ma un cambio radicale di strategia che parta dal riconoscimento dei
problemi reali: «Le nostre regioni di confine soffrono una grave emorragia
di lavoratori verso i Cantoni. Questo è un problema reale, ma le soluzioni non
si trovano applicando misure unilaterali e raffazzonate che rischiano di
pregiudicare i delicati equilibri degli Accordi Bilaterali e di Libero Scambio (ALS).»
Diciamolo con franchezza: Ticino e Grigioni sono tra le 'aziende' più
importanti per l'economia lombarda e del Nord Italia e, come tali, vanno
tutelate; allo stesso modo le Regioni di confine sono fondamentali per
l’economia ticinese. Non servono ritorsioni, serve quel 'lobbismo transfrontaliero':
una pratica comune che unisca Regioni e Cantoni nella difesa degli interessi
reciproci dalle rispettive capitali, spesso distanti anni luce dalla realtà del
confine«. Crosio chiude con una stoccata diretta alle cancellerie
centrali: »Il problema di fondo è l'incomunicabilità tra il confine e i
palazzi del potere. Continuo a non fidarmi di chi, nel Parlamento italiano e
probabilmente anche nel Governo, pensa ancora che in Svizzera si parli lo
'svizzero'. Ma, allo stesso tempo, sono portato a diffidare anche da chi a
Berna, spesso e volentieri, in campo diplomatico parla un'altra lingua rispetto
all'italiano: figuriamoci se capisce i dialetti ticinese e lombardo. Siamo noi,
gente di frontiera, a dover gestire questa partita con serietà e pragmatismo,
evitando che i nostri territori diventino terreno di scontro per burocrati che non
hanno mai visto una dogana in vita loro, ma che applicano alla perfezione quel
'divide et impera' di cui Roma è maestra, scatenando un inutile tutti contro
tutti«.
Ufficio Stampa Patto per il Nord

