Alberto Togni
NO UE e NO NATO: firmiamo l'iniziativa
Redazione
08.03.2024 13:47

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Negli scorsi
mesi, sono stati pubblicati dal Consiglio Federale due importanti documenti che
avrebbero meritato ben altro dibattito rispetto alle poche righe –
copia-incolla di comunicati stampa - riservate dai media. Si tratta della
documentazione relativa il nuovo mandato negoziale con l’UE il primo e del
“rapporto concernente la capacità di difesa e cooperazione internazionale
dell’esercito” (cioè dei rapporti con la NATO) il secondo.
Leggendoli,
si può facilmente riscontrare la “lungimirante” strategia di politica estera
portata avanti dal Consiglio Federale: trasformarci lentamente in una colonia
dell’UE (per poi aderirvi in un secondo momento) e renderci di fatto una
succursale della NATO. Andiamo con ordine.
Il nuovo
mandato negoziale con l’UE per un accordo quadro 2.0 è pressoché identico alla
prima versione, affossata, seppure in ritardo, dal CF stesso nel 2021. L’unica
differenza, cioè “l’approccio a pacchetti” tanto sbandierato, sembra un
contentino per convincere la popolazione che il Consiglio Federale abbia
improvvisamente riscoperto la sua volontà di trattare da pari. La ripresa
dinamica del diritto europeo, tolti i fumogeni di retorica, rimane e di
conseguenza tutte le garanzie che il Consiglio Federale sembra stia cercando di
ottenere negli ambiti della protezione dei salari, contro i rischi di
privatizzazione dei servizi pubblici, nella questione spinosa del divieto di
aiuti di Stato ecc. servirebbero poco a nulla e si sgretolerebbero contro la
facoltà unilaterale dell’UE di trascinare la Svizzera di fronte alla Corte di
Giustizia dell’Unione Europea, la quale possiamo facilmente immaginare a favore
di chi sentenzierà. Una volta presa una decisione in merito alla controversia,
al nostro Paese resterebbe la facoltà di decidere se chinarsi ai diktat dell’UE
e accettare la nuova normativa, anche se contraria al volere politico o a un
verdetto popolare, oppure subire ritorsioni di varia natura (sanzioni,
esclusione da determinati programmi come già assistito in passato, …). Vista la
totale incapacità dimostrata negli ultimi anni di elaborare una politica
autonoma e indipendente, è facile prevedere dove cadrà la scelta. Ma è
altrettanto preoccupante il secondo documento, che in 34 pagine vorrebbe
spiegare “in che modo è possibile […]
ottenere una cooperazione approfondita e istituzionalizzata con la NATO
salvaguardando la neutralità”. Si parla di sempre maggiore integrazione fra l’esercito
svizzero e l’Alleanza (cioè legarci alla formazione, ai sistemi d’arma e alle
tecnologie della stessa, rendendoci quindi succubi politicamente), di un
allentamento dei criteri per permettere il passaggio di truppe NATO sul nostro
suolo (a quando l’insediamento di vere e proprie basi americane?) e di una
revisione delle normative per permettere ai nostri soldati di andare a formarsi
presso piazze d’armi di terzi (il che significa impiegarli in futuro in
missioni perlomeno di supporto a quelle NATO, peggio di quanto avviene già oggi
con la KFOR). Appare evidente come tutto questo non sia possibile mantenendo al
contempo la nostra neutralità, peraltro già oggi messa in discussione da molti
paesi a seguito della decisione boomerang di aderire alle sanzioni UE contro la
Russia, invece di mettere a disposizione i nostri buoni uffici.
Fermare queste derive è però ancora possibile, ancorando la
neutralità alla Costituzione come chiede “l’iniziativa sulla neutralità”, che
invito fortemente a sottoscrivere, per ribadire un chiaro NO
UE e NO NATO.
Alberto
Togni, membro di
Direzione del Partito Comunista

