Lorenzo Quadri
No all’iniziativa “Servizio civico”
Redazione
16.11.2025 08:39

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Il prossimo 30 novembre voteremo
sull’iniziativa popolare per il “servizio civico”, che vorrebbe imporre a tutte
le persone con cittadinanza svizzera un obbligo di servizio a favore della
collettività: nell’esercito, nella protezione civile o in attività di milizia
equivalenti. A prima vista potrebbe sembrare una proposta appetibile. Ma,
approfondendo appena, emergono criticità enormi.
La più evidente è il rischio di
accelerare la già preoccupante fuga dal militare. Proprio ora che l’esercito
svizzero necessita di essere rafforzato dopo decenni di smantellamenti. Un dato
su tutti: dagli 880.000 effettivi dell’epoca della guerra fredda siamo passati
agli attuali 147.000. In Ticino il problema è particolarmente serio: nel 2024
il 21,6% dei giovani ha scelto il servizio civile, contro una media nazionale
del 14,6% ed in calo. Se l’iniziativa passasse, il rischio di desertificare progressivamente
l’esercito sarebbe altissimo. E sarebbe esattamente ciò che una parte politica
– quella che ha promosso l’iniziativa Servizio civico - auspica da tempo.
Poi c’è l’impatto economico e
sociale. Oggi circa 35.000 persone l’anno sono soggette all’obbligo di
servizio; con l’iniziativa diverrebbero 70.000. Significa 70.000 persone
sottratte temporaneamente al posto di lavoro, con forti difficoltà per le
aziende, soprattutto piccole e medie, che le dovrebbero sostituire. In Ticino
ciò fomenterebbe ulteriormente l’impiego di frontalieri.
Anche i costi sarebbero enormi:
le indennità di perdita di guadagno passerebbero dagli attuali 800 milioni a
1,6 miliardi all’anno, mentre per l’assicurazione militare la maggiore spesa
sarebbe di 320 milioni. E per cosa? Per costringere i coscritti a svolgere
impieghi spesso creati dal nulla, privi di reale utilità, con inevitabili
distorsioni del mercato del lavoro e frustrazione generale. In più, il nuovo
obbligo penalizzerebbe in modo particolare le donne, che oggi già svolgono una
parte preponderante del lavoro non retribuito.
L’iniziativa viene presentata
come progresso sociale, ma di fatto introduce il “volontariato obbligatorio”: una
contraddizione in termini, e potenzialmente in conflitto con il divieto di
lavoro forzato previsto dal diritto superiore.
Dietro slogan accattivanti su
solidarietà, parità e ambiente, la distanza con la realtà è enorme. L’iniziativa
“Servizio civico” indebolirebbe l’esercito, graverebbe su cittadini e imprese,
costerebbe miliardi e non risolverebbe alcun problema concreto: ne creerebbe
soltanto di nuovi.
Il 30 novembre votiamo NO
all’iniziativa “Servizio civico”. E votiamo NO anche
all’iniziativa “Per il futuro” della Gioventù Socialista, che metterebbe a
rischio oltre 8000 posti di lavoro in Ticino.
Lorenzo Quadri - Consigliere nazionale Lega dei Ticinesi

