Alessandro Corti
No all’iniziativa antidumping che penalizza le zone periferiche
Redazione
04.03.2026 15:58

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Vivere e lavorare in
una regione periferica del Ticino significa confrontarsi ogni giorno con
difficoltà strutturali che incidono direttamente sulla competitività e sulla continuità
delle attività economiche. Il tessuto economico delle nostre valli è composto
in larga misura da piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare.
Proprio per questo l’iniziativa «Rispetto per i diritti di chi lavora!» desta
forte preoccupazione: il maggiore carico burocratico e i costi aggiuntivi
rischiano di colpire chi già oggi fatica a restare sul mercato.
Nelle microimprese non
esistono grandi strutture amministrative o uffici delle risorse umane. Il
titolare è spesso anche contabile, tecnico e venditore. Imporre l’obbligo di
notificare ogni contratto, ogni modifica e ogni scioglimento significa
sottrarre tempo prezioso al lavoro vero: alla produzione, ai clienti, alla
continuità dell’attività. Un tempo che qui semplicemente non c’è, e ogni costo
in più pesa il doppio.
L’iniziativa comporta
inoltre spese ingenti per lo Stato: oltre 160 nuovi ispettori e più di 18
milioni di franchi all’anno. Risorse che inevitabilmente si tradurranno in
nuove tasse o contributi, colpendo anche le realtà più piccole e
geograficamente isolate, che non hanno alcun margine per assorbire ulteriori
oneri.
Il rischio è chiaro:
aziende che rallentano, rinunciano a investire o addirittura chiudono. E quando
un’azienda chiude in periferia, non sparisce solo un posto di lavoro: viene
meno un servizio, aumentano gli spostamenti, una famiglia se ne va. È il territorio
che si svuota.
Dietro slogan
accattivanti, questa iniziativa non migliora i salari e non porta benefici
concreti ai lavoratori. Nelle nostre valli, dove il tessuto economico è
fragile, non possiamo permetterci nuova burocrazia inutile, che per di più non
raggiunge gli obiettivi dichiarati.
Se vogliamo davvero
proteggere l’occupazione nelle zone periferiche del Cantone, il prossimo 8
marzo dobbiamo votare no. Questa iniziativa va respinta.
Alessandro Corti, deputato in GC (Il Centro)

