Alberto Togni
No all'aumento dell'Iva per compiacere UE e Nato
Redazione
03.02.2026 12:56

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
La recente
proposta del Consiglio federale di aumentare l’IVA dello 0.8% per dieci anni,
per finanziare la sicurezza, è irricevibile. L’IVA è una
tassa ingiusta e antisociale, che colpisce in particolar modo le fasce di
reddito più basse, già provate dall’aumento del costo della vita; aumentarla
per finanziare la corsa al riarmo è inaccettabile.
In primo luogo,
perché ciò avviene sotto pressione di UE e NATO (“Per […] non rappresentare in
futuro un rischio per la sicurezza all’interno dell’architettura di difesa
europea” scrive, per l’ennesima volta, il Consiglio federale), che vogliono
progressivamente integrare le forze armate svizzere all’interno delle loro
catene di comando.
In secondo
luogo, perché queste risorse vengono sottratte ai lavoratori per coprire le
voragini finanziarie aperte dalle politiche di armamento fallimentari del
Dipartimento federale della difesa (dal quale, non a caso, c’è stato un fuggi
fuggi generale). Dagli F-35 al sistema Patriot (necessario per lo scudo
missilistico voluto dall’UE), si tratta infatti di sistemi d’arma dai prezzi
gonfiati e che foraggiano l’industria della difesa statunitense (alla faccia
dell’autonomia europea e della sovranità nazionale) e la cui efficacia è ormai
messa in dubbio dagli stessi ufficiali (vedi tasso di successo dei missili
Patriot che in Ucraina, nel 2025, è crollato al 6%). Peggio ancora, questi
armamenti creano pesanti vincoli tecnologici (e quindi politici) che legano il
nostro governo e le nostre forze armate ai capricci di Paesi e blocchi militari
terzi, cosa che causa un reale problema di autonomia e sicurezza nazionale.
Se il nostro
governo avesse davvero a cuore la nostra politica di sicurezza e il difficile
contesto internazionale, manterrebbe una linea di politica estera realmente
autonoma e indipendente, attenendosi strettamente alla sua neutralità e dando
nuovo slancio alla sua diplomazia, invece di proseguire l’integrazione a UE e
NATO, da cui subisce in continuazione ricatti per poi chiamare alla cassa i
lavoratori.
Alberto Togni, Presidente Fronte per la neutralità e il lavoro "No UE- No NATO"

